E’ alla sua diciottesima edizione, percorrerà un tragitto internazionale dall’11 aprile all’11 ottobre 2012, il tema di quest’anno è “Fare società” ma il passaggio da Brindisi per poi fare tappa a Mesagne, era previsto per ieri, giorno che si è rivelato della strage e del dolore, della mattanza e dell’incredulità. Questa mattina a Mesagne la carovana guidata da Don Ciotti e promossa da Arci, Libera e Avviso pubblico, si è fermata anche per Melissa e per Veronica, Vanessa, Selene, Azzurra, Sabrina

L’apparato istituzionale era quello delle grandi occasioni, dal governatore Vendola al presidente Ferrarese ai due sindaci delle città colpite, Brindisi e Mesagne Consales e Scoditti e poi c’era il presidente nazionale della carovana, Alessandro Cobianchi e  Don Luigi Ciotti, il sacerdote da sempre impegnato nella lotta alla mafia e fondatore della Onlus “Gruppo Abele”nata per “dar voce a chi non ha voce”.

Alla manifestazione ha partecipato gran parte della popolazione, in maniera spontanea e commossa mentre il coro unanime di chi l’ha presenziata è stato di condanna e allerta, sia che l’attentato alla scuola di Brindisi sia opera di un atto mafioso o terroristico o ispirato da una mente malata, in ogni caso la comunità ha il compito di vigilare e denunciare qualsiasi anomalia.

La carovana, che per quest’anno non avrebbe toccato le province brindisine, ha cambiato la tabella di marcia dopo il vile attentato che ha colpito il presidente dell’associazione antiracket mesagnese, Fabio Marini, la notte tra il 5 e il 6 maggio scorso, con una bomba all’interno della sua auto. Don Ciotti con il suo seguito hanno inteso portare un messaggio di solidarietà nel proseguo dell’impegno profuso finora da Marini. “Siamo voluti passare da Mesagne perché la riteniamo la capitale sociale dell’antimafia, lo raccontiamo sempre in carovana, Corleone e Mesagne non sono città di mafia” ha dichiarato dal palco Alessandro Cobianchi, nel ricordare l’attacco di ieri avvenuto “con modalità mafiosa e per mano di qualcuno che sembra essersi fatto giustizia da solo certo di rimanere impunito”. La carovana di quest’anno si chiama non a caso “Fare società” perché la responsabilità di dar vita al cambiamento è di tutti, per una società diversa. “Non abituiamoci agli attacchi ma scacciamoli con rabbia e indignazione, è l’unico modo per porre fine alle ingiustizie e ai massacri”.

La manifestazione di Mesagne ha seguito di poche ore quella di Brindisi in Piazza della Vittoria, organizzata in gran fretta e fortemente voluta dal sindaco Mimmo Consales, il quale ha dichiarato tre giorni di lutto cittadino da ieri e fino a domani, giorno dei funerali di Melissa Bassi, unica vittima della strage. Le polemiche di ieri durante la manifestazione, all’indirizzo dei politici e di qualche prelato intervenuto, si sono spente, smorzate probabilmente anche dalle parole del sindaco di Brindisi che ha urlato “c’è il sangue di Melissa su questo palco, smettiamola di fare polemica e restiamo uniti contro i fenomeni che attaccano i nostri figli”. Sicurezza è stata la parola d’ordine per Massimo Ferrarese, la vorrebbe assicurare al popolo brindisino e la pretende dalle istituzioni centrali.

“Sconfiggere qualcosa che non riesci a definire non è facile – per Vendola – non puoi pensare razionalmente contro chi provoca una mattanza di ragazzini, futuro del genere umano. Assumiamoci, ognuno di noi il proprio impegno contro le culture della violenza e della sopraffazione”. Il sindaco di Mesagne, Franco Scoditti, ha invece rassicurato la propria comunità, “noi non dobbiamo uscire dal tunnel dell’illegalità, lo abbiamo già fatto tanto tempo fa, ci siamo ribellati e impegnati, non dobbiamo abbassare la guardia”.

foto C. PedeDon Ciotti non voleva prendere la parola ma è stato sicuramente l’intervento più atteso della manifestazione, all’acclamazione di ieri in piazza della Vittoria è seguita quella di oggi. Le sue parole sanno toccare profondamente l’animo di chi ascolta, le centinaia di occhi attenti ai discorsi di tutti, si sono finalmente lasciate andare alle lacrime a stenti trattenute nel pensare all’innocenza violata di ragazze che si affacciavano alla vita piene di speranza.

“La speranza siete voi – ha commentato Don Ciotti – perché la malattia mortale da sconfiggere è l’indifferenza e la rassegnazione, mai pensare che le cose non cambieranno, il cambiamento ha bisogno di tutti noi anche attraverso il cartello che vedo qui di fronte a me “La forza sta in chi si rialza” e noi ci rialzeremo, ma Mesagne si è già rialzata”. Don Ciotti ha fatto riferimento ai fenomeni malavitosi dei decenni passati, alla capacità dei mesagnesi di unirsi alle istituzioni per la lotta alla criminalità, per aver saputo scuotere le coscienze. La carovana stima e riconosce nella terra brindisina un atto eroico e di coraggio che ancora non ha compiuto il suo ciclo, un ultimo sforzo ha raccomandato Don Ciotti, bacchettando anche i politici presenti, “perché quando la politica non dà risposte ed è lontana dai giovani, non è politica”, ha invitato a rompere i cerchi di silenzio e omertà e ai ragazzi ha raccomandato di andare a scuola, senza paura né timori ma con la capacità di vivere e non di lasciarsi vivere, perché la vita sia piena di senso e di significato. Il 29 maggio, giorno dedicato alla legalità, la carovana sarà di nuovo a Mesagne.

 

 

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