In nove in mattinata sono sfilati davanti al gip Carlo Cazzella. Si tratta dei “nuovi schiavisti” arrestati ieri, nel corso dell’operazione Sabr, condotta dai carabinieri del Ros di Lecce. Ventidue in tutto le ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip, su richiesta del sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone.

Tra gli interrogati di oggi, avrebbe deciso di rispondere soltanto l’imprenditore di Scorrano Corrado Manfredi, 59 anni, assistito dall’avvocato Vincenzo Brandolino. L’indagato ha respinto tutte le accuse, sostenendo di aver effettuato regolari assunzioni, sulla base dei documenti che gli venivano presentati e di aver effettuato regolari pagamenti ai lavoratori.

Gli altri avrebbero tutti scelto la strada del silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Tra loro anche Pantaleo Latino, detto Pantaluccio, 58 anni, di Nardò, assistito dall’avvocato Giuseppe Cozza. L’imprenditore, ritenuto dagli inquirenti uno degli organizzatori, ha solo voluto precisare che a Pachino non sarebbe andato per reclutare extracomunitari, ma per acquistare angurie.

Associazione a delinquere, riduzione in schiavitù, tratta di persone, sono solo alcuni dei reati contestati alle sedici persone finite in manette nelle scorse ore: sarebbero i membri di un’organizzazione piramidale che avrebbe al vertice il datore di lavoro (i vari imprenditori proprietari dei terreni) e sarebbe costituita da caporali, dai cassieri, vivandieri, e dai capo squadra. Una sorta di holding di nuovi schiavisti che avrebbe sfruttato la manodopera dei clandestini, con una paga da fame (fra i 22 e i 25 euro al giorno), costringendoli a lavorare dodici ore al giorno. Nelle prossime ore proseguiranno gli interrogatori di garanzia.

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