Il rischio più che concreto è che da agosto non ci saranno più soldi per erogare la cassa integrazione a quattromila lavoratori sono nella provincia di Lecce. Nonostante l’accordo sottoscritto sugli ammortizzatori sociali lo scorso 23 aprile, infatti, la Regione Puglia riceverà dal Ministero del Lavoro soltanto una parziale copertura, per l’anno 2012, pari a circa 80 milioni di euro.

Il finanziamento regionale, invece, è già stato utilizzato, e il 70% dei fondi promessi sono già impegnati, vista l’impennata della crisi e il conseguente aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali. È per questo che hanno protestato, compatti, i sindacati confederali, assieme a centinaia di lavoratori, con un sit in di fronte la Prefettura di Lecce. Una mobilitazione regionale, ripetuta in tutte le province pugliesi, per chiedere che sia ripristinato il fondo necessario per dare copertura finanziaria alla cassa integrazione in deroga, quella, cioè, che viene erogata dalla Regione- e non dal Ministero- per coprire fasce di lavoratori che altrimenti ne sarebbero esclusi. Soltanto nella provincia di Lecce, nei primi quattro mesi del 2012, fino al 30 aprile 2012, sono state autorizzate in totale 2.408.216 ore di cassa integrazione, di cui 1.420.980 sono quelle in deroga. Nell’intera Puglia, invece, nel secondo trimestre dell’anno 2011 sono state coperte 11milioni di ore, interessando 16.128 lavoratori in cassa integrazione regionale, mentre la mobilità in deroga ha sostenuto 15.315 lavoratori licenziati. “Negli ultimi anni sono state governate situazioni complesse evitando rischi di tensioni sociali, grazie al ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga – si legge nel documento di CGIL CISL e UIL consegnato oggi al prefetto Giuliana Perrotta– attraverso cui è stato possibile garantire un minimo di reddito ai lavoratori di tutte le tipologie sociali, compresi gli apprendisti e i lavoratori precari. A complicare la situazione, di per sé difficile, – spiegano ancora i sindacati confederali nel documento – potrebbe contribuire la riforma degli ammortizzatori sociali prevista nella più generale riforma del mercato del lavoro, in discussione in Parlamento, riforma che non prevede alcuna norma che possa garantire per il prossimo futuro questi lavoratori”. La richiesta al governo nazionale è duplice. Da un lato, è quella di stanziare immediatamente le risorse richieste per garantire il reddito ai lavoratori, come in base all’Accordo Stato-Regioni siglato ad aprile 2011 che prevede il finanziamento per ulteriori 2 anni proprio per fronteggiare la drammaticità della crisi. Dall’altro lato, si chiede di presentare in Parlamento un emendamento che preveda la garanzia a favore dei lavoratori per il proseguimento dei trattamenti.