Nella storia della medicina è la figura del centauro Chirone ad essere posta all’origine dell’arte medica. Chirone, figlio di Saturno e di Fillira, aveva appreso da Diana la conoscenza delle erbe medicinali e l’arte della medicina, che poi trasmise a Eusculapio.

Aveva fissato la sua dimora in una grotta ai piedi del monte Pelio, che fu ritenuta la scuola più famosa dell’Ellade, dove furono educati gli Argonauti, Achille, Patroclo e altri eroi. Chirone era anche espertissimo nell’arte della lira, col cui suono si diceva che avesse persino risanato i malati. Giove gli aveva concesso il dono dell’immortalità, ma Chirone lo scongiurò di privarlo di questo privilegio.La sorte volle che,  nell’aspra guerra mossa da Eracle ai centauri, una freccia scagliata da questi verso Elato, deviando dal bersaglio, lo colpì al ginocchio, causandogli una ferita dolorosa e incurabile. Per sottrarre Chirone agli acuti tormenti della ferita, Giove, impietositosi, acconsenti che morisse e per renderne immortale almeno il nome, lo trasformo nella costellazione del sagittario. Chirone è la figura più contraddittoria della mitologia greca; in lui coesistono la ferita e l’arte di curare, l’elemento animale e quello apollineo, l’istinto e la ragione, le forze sotterranee e oscure della grotta e la chiarezza del sapere. Nella contraddittorietà di Chirone si riconoscono i caratteri di arte e scienza della medicina, l’elemento biologico e la sollecitudine delicata della cura, il calore, la cordialità e la freddezza della ragione del medico. Il nome del centauro Chirone sembra essere il diminutivo di “colui che  è sapiente di mano”.  Chirone deve essere stato dunque il dio dalla mano, abile a calmare il dolore. La questione dell’importanza della mano ha radici antiche nella medicina. Già  Annassagora a detta di Aristotele, affermava che l’uomo è intelligente perché ha le mani, mentre Stagirita sosteneva il contrario,ossia che l’uomo ha le mani perché è l’animale più intelligente per porre rimedio all’inerzia del corpo . C’è quindi un rapporto molto stretto tra le mani e l’intelligenza, tanto che Aristotele nel De anima, aveva paragonato l’anima alla mano, che aveva definito strumento di strumenti. Il medico deve conoscere attraverso la mano, vero strumento di erudizione, cuore autentico dell’umanesimo medico e non attraverso un’astratta erudizione filosofica. Egli, proprio per questo,aiuta a risolvere la ferita più profonda dell’essere umano:Quella dell’Anima,la più difficile da sanare,tanto che spesso può non bastare un’intera vita. Ma come in ogni cammino, nessuno rimane senza una mano amica, accanto a noi c’è quella invisibile dell’amore dei nostri cari e sempre immancabile quella di un essere superiore che ci prende e ci guida per le vie di un mondo oggi costellato di percorsi sempre più tortuosi. Ecco forse perchè  Chirone  ci chiede di utilizzare di nuovo le mani, per sanare le nostre vite e proseguire il cammino  in cerca di  una nuova  terra  materna,  prodiga verso tutti.

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