In un campo verdeggiante, svettava maestoso un grande girasole.
Bella la corolla, dorati i petali, orgoglioso il fusto, rigogliose le foglie, illuminava tutti coi suoi giochi maestosi di sole.
Nacque lì accanto, da un seme portato da un passero, una margherita graziosa e piccina.

Era un piccolo incanto. Bianchi i petali, minuta, sorridente, benvoluta dai bambini, attratti si dal girasole, ma troppo grande per loro.
Anche gli altri fiori e l’erba le volevano bene, aveva sempre un sorriso per tutti, era semplice, bella, umile, buona e nei fremiti dei suoi petali era la verità.
Nulla che somigliasse ad alterigia o a maestosità, venerazione imposta.
“Io non so cosa vi prenda” – sbottò un giorno il girasole, rivolgendosi agli abitanti del prato – “Io vi ho sempre rallegrato coi miei giochi, coordino e svetto su questo prato, ed ho sempre cercato di fare la cosa giusta per tutti. E voi? Tutti dietro a quella insulsa margheritina di campo!”.
“Non è insulsa, è semplice e vera, poi è molto simpatica, gentile con tutti, ed anche con te. La nostra non è ingratitudine. Ti ammiriamo, ti vogliamo bene, ma tu vuoi che tutti facciano solo quello che vuoi tu e che si parli unicamente degli argomenti che interessano te … e che barba!”.
“È vero” – intervenne il papavero – “Non hai notato che i bambini non venivano neanche più a giocare qui? Ora che ci sono anche i fiori più piccini sono tornati … e pensa! Siamo tanti e tali che abbiamo un mucchio di cose da dire, ed ogni bimbo, ogni visitatore di questo prato, si accosta a ciò che più gli si avvicina in quel momento. Se ci fossi solo tu, o fossimo tanti te, o pensassimo tutti come te, sarebbe la fine … verrebbero pochissime persone qui e saremmo tutti tristi. Che ne sarebbe della solarità, della bellezza di questo posto?”.
Il girasole incassò il colpo e non disse nulla, ma dentro di sé giurò vendetta alla margherita, che gli sorrideva e gli tendeva i petali, chiedendogli spiegazioni del suo risentimento per lei.
“Se ti ho fatto involontariamente qualcosa, o semplicemente non ti piace come sono, puoi dirmelo, non c’è nulla di male! Vedrai che poi le cose tra noi miglioreranno”.
Quegli, per tutta risposta, nei giorni successivi, non solo non le rivolse la parola, ma cercò anche di togliere spazio vitale alla margherita. Cominciò ad estendere le sue radici, a cercare di ergersi sempre di più, di prendere sempre la parola, togliendola a lei.
Non solo. La privò anche della luce, al fine di farla perire per sempre, per farla dimenticare dagli altri e chiuderla lì. Anziché eseguire delle rotazioni in direzione del sole, decise di rimanere fermo sui lati che, con la sua corolla, avrebbero sicuramente fatto ombra alla margherita, privandola, così, di un elemento vitale.
Non ci volle molto, furono sufficienti pochi giorni per vedere la margherita sfiorire a poco a poco.
Il girasole, però, aveva fatto i conti senza l’oste!
“Questa situazione non può andare avanti così. Mi chiedo perché continuiamo a stimare tanto il girasole dinanzi a tanta cattiveria  e gelosia” – enunciò arrabbiato il papavero.
“Hai ragione!” – rispose pacata la camomilla – “È tempo di fare qualcosa. Quella piccina non parla neanche più, ed era così gradevole sentire le sue parole e vedere il suo sorriso, come quello dei fiori più piccini accanto a lei. Che possiamo fare? Sradicarlo? No! Non saremmo migliori di lui! Ignorarlo? Neanche! Parlargli? L’abbiamo già fatto e questo è stato il risultato. Non so proprio che fare, che pesci prendiamo?”.
“Mmmmhhhh! Pesci? No! Visitatori, tanti visitatori, assetati di bei fiori!”.
“Cioè? Non capisco!”.
“Nemmeno noi!” – replicarono l’erba e gli altri abitanti del prato.
“È presto detto! Domenica, di solito, più persone si recano qui a visitarci e, spesso, colgono tanti di noi, recidendoci la vita, salvo ripiantarci da qualche parte. Come ci siamo salvati finora?”
“Fingendoci appassiti”.
“E così faremo anche questa volta, ma all’insaputa del girasole, che adesso è troppo impegnato a far del male a qualcun altro col suo smisurato orgoglio. In questo modo, come è nei suoi desideri, tutti gli interessi e gli occhi saranno per lui … ed anche altro!”.
“Ma così … morirà!” – rispose agitandosi la camomilla.
“Ma no! Poi interverremo!”.
“E sia” – annuirono gli altri, con un grande sospiro.
Le cose, la domenica, andarono esattamente come le avevano immaginate.
Il girasole cominciava a temere dinanzi all’orda dei visitatori, tutti interessati a lui. Quello che, tuttavia, gli faceva più male, era essere stato abbandonato dai compagni e aver compreso che si trattava di una congiura nei suoi confronti, non potevano essere appassiti.
La margherita, non sapendo nulla di tutto questo, con uno sforzo estremo, cercò di stendere per bene i suoi petali, per attirare l’attenzione su di lei e salvare chi, comunque, bene non le voleva.
A quel punto, il girasole capì di aver sbagliato e spostò la sua possente chioma, per far arrivare la preziosa luce a quella nuova amica, che iniziò a stare subito meglio.
A quel gesto, i fiori smisero di fingere e tornarono al loro originario aspetto salutare.
La gente fu così commossa e meravigliata di assistere a quell’improvvisa fioritura, che non pensò più, neanche lontanamente, a cogliere qualcosa, ma solo a filmare e fotografare tutto, per averne un gioioso ricordo.
“Grazie … amica?” – disse il girasole alla margherita.
“Io sono certa che tu mi volessi già bene, solo … a modo tuo!” – replicò lei, tra le risa generali.
“Voi! Razza di vipere traditrici! Che vi è saltato in mente di farmi rischiare la vita?” – disse il girasole, indispettito, verso i suoi amici.
“E tu? Che cosa stavi facendo tu?” – ribatterono questi.
“Su, su, basta! Ora sto bene, non preoccupatevi più. Promettiamoci tutti che non accadrà mai più nulla del genere e calmiamoci! Camomilla?”.
“Si Margherita, dimmi!”.
“Vai con gli aromi!”.
“Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii” – scuotendosi fortemente, così forte, che se ancora oggi passate da lì, non potrete fare a meno di sentirla.
Fine
Ogni riferimento a fatti, nomi, persone, situazioni, è puramente casuale

Gabriella De Carlo