Sarà inaugurata venerdì 1° giugno, alle ore 10, nell’ex Convento dei Teatini di Lecce, alla presenza dell’assessore Attilio Monosi, la tradizionale Fiera delle Campanelle, giunta  alla quattordicesima edizione.

La manifestazione, particolarmente sentita e coinvolgente, è legata al tema della campanella: in occasione della fiera, infatti, artisti e artigiani espongono manufatti in terracotta, nei quali il simbolo della campana viene interpretato in varie forme secondo il gusto e la creatività di ciascuno.
La manifestazione è organizzata dall’associazione Academia Lupiaensis. L’obiettivo è quello di recuperare un’antica fiera, presente a Lecce già nel 1500, che si svolgeva ogni anno nel mese di maggio. Sulle bancarelle dei commercianti figuravano i prodotti in creta dell’artigianato locale, tra cui anche campanelle-giocattolo per i più piccoli. Rimasta in vigore fino agli anni Quaranta del secolo appena trascorso, negli ultimi decenni è stata dimenticata. E ora, grazie all’Academia Lupiaensis, la Fiera delle Campanelle ritorna a nuova vita e ripropone un evento che coniuga il significato religioso delle campane, metafora di pace e di tolleranza, con l’aspetto culturale della manifestazione.
Una rivisitazione del passato, dunque, per conoscere e apprezzare un altro tassello della nostra identità culturale, tanto più che il tema delle campane è occasione propizia per curiosare ancora su aspetti poco esplorati della nostra storia. Per esempio, non a tutti è nota l’origine del termine campana: esso deriva dal latino vasa campana, ossia vasi costruiti in Campania, con un particolare bronzo detto campanum. Usata dapprima per vari scopi, resta incerto il periodo in cui la campana assume rilievo nel culto cristiano; e prime attestazioni delle fonti rimandano al VI secolo dopo Cristo, tuttavia, il loro uso divenne rituale a partire dal IX secolo.
Dal XVI secolo le fonti locali riportano notizie certe sulla presenza dell’arte campanaria a Lecce. I  maestri  fonditori leccesi avevano  le  loro botteghe in un isola
di case, detta appunto “Isola dei Ferrari”, situata nel pittagio di San Biagio, tra la chiesa di Santa Chiara e il Palazzo del Governatore. Il più noto fonditore leccese di quel secolo, capostipite di una dinastia di ferrari e bronzisti, fu Colamaria Gricelli che nel 157, costruì un orologio sistemato poi sulla torretta del Sedile.
Nel 1695 Benedetto Gricelli fuse la campana grande per il campanile del Duomo. Firmate probabilmente dallo stesso artista e datate 1696 e 1710 sono rispettivamente le campane del piccolo campanile di San Matteo e quella della cattedrale di Nardò.
L’elenco di questi pregevoli manufatti si infittisce col tempo, ma sono sufficienti gli esempi appena ricordati per cogliere l’importanza di questa manifestazione che si prefigge l’obiettivo di divulgare la conoscenza di tradizioni antiche e di antichi mestieri, come l’arte di plasmare le campane, siano esse in bronzo o in creta, dove tante generazioni di maestri hanno saputo fondere insieme i valori della fede, dell’arte e della cultura.
Domenica 3 giugno saranno  premiati i tre artisti più votati dai visitatori.
La Fiera chiuderà i battenti lunedì 4 giugno, alle ore 21.

Vitale Francesco

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