Foto Antonio CastelluzzoIl presidente del gruppo Udc in Regione Puglia, Salvatore Negro, si sta battendo per la riforma dello Statuto: l’obiettivo è quello di introdurre l’elezione diretta anche per il vicepresidente della Regione. Lo abbiamo incontrato per discutere di questo, ma anche di sanità ed elezioni amministrative.

Presidente Negro, con l’Udc siete impegnati nella modifica dello Statuto regionale: chiedete che venga eletto anche il vicepresidente della giunta regionale direttamente, proprio come avviene per il presidente, questo per garantire continuità. Siete stati ispirati dalle assenze di Vendola? In passato vi siete lamentati molto per i suoi impegni romani che, secondo voi, lo hanno portato a trascurare la Puglia.

«Noi siamo i primi firmatari della proposta di modifica dello Statuto: i cittadini potranno avere la possibilità di votare insieme al presidente anche il suo vice, in maniera diretta. Si tratta di un modello americano: in caso di impedimenti vari o dimissioni del presidente non verrebbe sciolto tutto il Consiglio regionale, ma ci sarebbe già un vice pronto a prendere il suo posto».

Questo mandato per Vendola potrebbe terminare in anticipo, visti i suoi impegni su scala nazionale, vero?

«Il presidente Vendola, dopo pochi mesi dalle elezioni, aspirava già ad altre cariche nazionali e, sicuramente, ci ha ispirato nella proposta di modificare lo Statuto. Non si è trattato solo di Vendola: vorrei ricordare il dibattito di qualche mese fa con Emiliano che si proponeva come candidato presidente della Regione Puglia, pur essendo stato eletto, da poco, sindaco di Bari. Con la nostra modifica daremmo più stabilità e credibilità al Consiglio Regionale, evitando elezioni che costano 21 milioni di euro, oltre al fatto che si tratta di un tradimento del patto elettorale. La Puglia è la prima regione che avvia un dibattito su questa modifica».

Per Vendola sono tramontate tutte le possibilità di candidarsi a premier nelle prossime politiche? Quanto ha inciso l’indagine giudiziaria di Bari o quanto inciderà sulle sue chance di fare il premier?

«Io non guardo mai le altre istituzioni: la Procura è un’istituzione che fa il suo lavoro e la rispetto. Io faccio una valutazione politica: il Pd non darà mai la possibilità a Vendola di candidarsi, perché è un partito che attrae molti più consensi di Sel, anche alla luce dei risultati delle ultime amministrative. L’indagine giudiziaria su Vendola non inficerà la sua immagine, perché se il discorso è che lui si è speso per portare qui un’eccellenza della medicina, può essere solo un pregio. Dal punto di vista politico, invece, lui è il leader di un partito assente in Parlamento, che i sondaggi danno tra il 3 e il 6 per cento: quindi, dubito che il Pd gli lascerà spazio, nemmeno alla primarie».

Il mandato di Vendola in Regione, quindi, durerà fino al 2015?

«Secondo noi, dovrebbe durare fino al 2015, perché c’è un impegno preso con gli elettori. Il presidente Vendola ha una grande responsabilità nei confronti degli elettori, perché deve attuare il programma grazie al quale è stato eletto: non può dimettersi, facendo crollare il Consiglio Regionale, solo per le sue aspirazioni romane».

Ieri ha incontrato Valdo Mellone per parlare di sanità e interventi infrastrutturali. Cosa vi siete detti?

«La sanità assorbe l’85 per cento del bilancio regionale. Insieme a Donato Pellegrino abbiamo chiesto un incontro per discutere delle criticità del servizio sanitario salentino e domani ne parleremo con l’assessore regionale di competenza. Abbiamo molti problemi, anche di comunicazione: abbiamo unità operative che ci invidiano in tutta Italia, ma la scarsa informazione porta la gente ad andare fuori e a fare i ‘viaggi della speranza’».

Però i problemi ci sono: manca, per esempio, il personale medico.

«Un punto importante che metteremo sul tavolo regionale è quello delle deroghe per coprire i primariati: ci mancano dodici primari e l’Asl ha bisogno delle deroghe».

E i soldi dove li troverete?

«I soldi bisogna trovarli economizzando, tagliando le spese superflue e gli sprechi. Basterebbe ridurre dell’uno o due per cento la spesa per coprire questi fabbisogni».

Che fine ha fatto il progetto del nuovo ospedale tra Maglie, Poggiardo e Scorrano?

«Lì ancora la partita è tutta aperta. Ci sono quattro nuovi grandi ospedali della Puglia che abbiamo la possibilità di finanziare: uno di questi certamente sarà nel leccese. Non dobbiamo essere campanilisti, però, dobbiamo pensare all’interesse generale. Oggi abbiamo bisogno di una struttura efficiente ed adeguata alla tecnologia e agli strumenti moderni».

Amministrative 2012 nel Salento: croce e delizia per l’Udc che ha espugnato Gallipoli, ma che ha dovuto soccombere allo strapotere di Perrone, a Lecce. Proviamo a fare un’analisi di questo risultato.

«Oltre Gallipoli, che è un risultato soddisfacente per l’elezione di Errico, che è una persona straordinaria, L’Udc, nel suo complesso, è soddisfatta: abbiamo avuto grandi risultati, anche a Trifase, dove abbiamo sfiorato il 50 per cento. In provincia il partito è andato bene, ma a Lecce partivamo già da una situazione deficitaria».

Nessun pericolo sulle alleanze gallipoline? La frase di Maritati è stata strumentalizzata?

«Le persone elette nella nostra coalizione sono persone per bene. Nessun pericolo».

A Lecce è stato punito il vostro ritardo e la scelta di andare da soli?

«Forse anche il ritardo, ma è inutile andare a rinvangare. Melica si è battuto da leone, ora su di lui costruiremo il nostro futuro. Noi non abbiamo pensato alle poltrone, volevamo distinguerci. A bocce ferme, bisogna dire che Perrone ha vinto perché è in sintonia con la città».

Riuscirete a fare pace con Perrone, a costruire un’alleanza?

«Bisogna vedere cosa succederà con il tanto auspicato Polo dei Moderati, come si farà, se si farà, e vedere su quale progetto qualcuno vorrà fare la strada insieme a noi».

I grandi partiti rischiano di essere spazzati via dai movimenti stile Grillo? A breve ci saranno le politiche.

«I partiti devono recuperare fiducia e credibilità dando risposte concrete alla gente, altrimenti saranno spazzati via».

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