Mi sorge spontanea una riflessione: per gli stranieri che vengono a trascorrere da noi le vacanze, Roma e Venezia sarebbero veramente le stesse se d’improvviso non vi circolassero più le carrozzelle e le gondole? Ne dubito! Ed allora che Italia sarebbe la nostra senza le sue famose canzoni?

In tutto il mondo abbiamo fatto circolare troppi ritornelli e troppi acuti per liberarci oggi, subito, dall’immagine simpatica  di popolo “canterino”.  Certo, un tempo, abbiamo avuto le “nostre canzoni” e la gente appena poteva cantava, suonava e ballava appassionatamente, di notte o di giorno. Dopo la guerra era una consuetudine, anche se il triste scenario circostante era quello di un paese funestato da lutti, ferite e bombardamenti.
Ma allora il ritornello della canzone era inevitabile, scandiva perfettamente il ritmo della vita ed il respiro della gente, si diffondeva nell’etere da una radio accesa a volume elevato, rimbalzava con allegria da un pianerottolo all’altro, mentre la gentile portiera sfaccendava, percorreva i vicoli e vicoletti, fischiettato dall’indaffarato fattorino in bicicletta, oppure animava le feste paesane, con due chitarre ed un mandolino ballando fino al mattino.
Le canzoni del passato, erano uniche, anche se non tutte straordinarie perché contribuivano ad allietarci il lavoro, ci facevano dimenticare la guerra offrendoci un pizzico di tenerezza, sollievo ed oblio, come per magia…
Ora no, non è più così perché sono trascorsi gli anni e ci siamo trasformati in esseri dinamici, moderni ed anche più coriacei, in perfetta  sintonia con la vita odierna. Altro che sole, cuore ed amore… ed ancora sole, cielo e mare…! Le parole che ci rimbombano nelle orecchie sono quelle come target, marketing, fast food, hardware, software e dulcis in fundo decoder, le stesse che riempiono continuamente le orecchie dei tedeschi, degli americani e dei giapponesi.
Con la globalizzazione anche da noi l’offerta della musica è aumentata, diventando immensa, proprio come quella di un supermarket planetario lì dove i cantanti e le canzoni ce li forniscono la radio, la televisione ed i computers. Basta un clic del mouse o uno zapping alla tv per moltiplicare gli uni e le altre, in una specie d’incessante clonazione. E noi lì, chiusi nelle nostre stazioni telematiche casalinghe, a masticare frammenti di refrain in una sorta di torre di Babele  ai più incomprensibile.
Da figli di un’altra epoca (e di altre canzoni), è per noi impossibile sottrarci alla sensazione che la musica “leggera” non sia poi così leggera come si crede. E per i cantautori, la canzone è non solo un  piacere, ma anche una testimonianza preziosa ed un percorso a ritroso nel tempo attraverso i  nostri vari “motivetti” può diventare un viaggio sentimentale che ci restituisce colori, sapori, voci ed odori che ci caratterizzano.
Penso alla radio a valvole, alla televisione in bianco e nero, ai ragazzi radunati vicino ad un juke-box che sembrava il massimo della tecnologia finalmente raggiunta. Con la canzone, il racconto della nostra vita è scomparso un modo di relazionarsi con gli altri, di comunicare facilmente. 
Ed anche se non saremo tutti dei miti nel panorama musicale, è proprio vero che a volte basta una chitarra “ per far la vita meno amara”.  C’est la vie!

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