Volgendo a sinistra del Castello, dopo aver superato le due scalinate d’ingresso, ci imbattiamo nella elegante Sala D’Enghien. Siamo certi che il percorso lungo le opere ci riserverà particolari sensazioni. Perché l’impatto del salone, a prima vista, è straordinario…

Terzo percorso…

Flaviana Pagliara, abile scultrice, vive e opera a San Vito dei Normanni (Br), apprezzata a livello nazionale e internazionale, inserita nel catalogo degli scultori italiani Mondadori. Infonde linee morbide anche quando narra una esistenza non morbida, ma dura e, spesso, tragica…

Nicola Tatullo, vive e lavora a Torino. Si esibisce sin da giovanissimo nelle arti figurative. Egli narra l’esistenza temporale fatta di ingranaggi per scovare e comprendere un mistero cosmico, dove il divenire è un bagliore che emerge da un oscuro scenario. 

Anna De Donno, di Squinzano (Le), dove vive e opera, ha studiato all’Accademia di Belle Arti a Lecce, specializzandosi in Pittura. Per lei, la natura è il luogo dove sulla tela trova una fusione “vitale” e il colore è un varco nell’infinito, animato da abili pennellate e sapienti gestualità.

Giovanni Stanca, in arte “Renè”, lo scultore dell’ulivo per eccellenza. Egli si cimenta come un lottatore, ingaggiando “una fatica” per estrarre dal duro ulivo vibranti opere. E infondere nello spettatore inattese emozioni.

Marco Calogiuri, leccese, docente in Plastica ornamentale all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dalle sue mani, con terracotta patinata o bronzo, la scultura, abilmente, prende vita. Una plasticità flessuosa, per narrare i sentimenti e la nostalgia per il passato.

Ilaria Bernardi, di Lucca, è un’artista dalla continua ricerca pittorica. Dalla tela al policarbonato, sul quale riesce ad esprimere i suoi viaggi onirici, complessi, suggestivi e fortemente cromatici, narrando meravigliose storie mitologiche legate all’oriente.

Luigi Di Vaia, in arte “Evan De Vilde”, l’ideatore dell’Archeorealismo. Con la pittura collage, assembla le emozioni quotidiane per infondere una tridimensionalità e un vigore, esprimendo in questo modo quel legame tra passato e contemporaneità.

Luca Marin, vive e opera in provincia di Venezia, città dalla quale trae l’ispirazione. Decoratore, la sua è un’arte materica e concettuale da plasmare e modellare abilmente, per narrare un’esistenza difficile, ma non drammatica. Le sue opere si trovano ad Hong Kong.

Clelia Cortemiglia, artista romana che intesse materiali per renderli vibranti, trovando proprio nell’innesto tra l’oro e l’acrilico la sua massima espressione. Nelle sue opere, “il segno, la traccia, il carattere della pittura sono come un maestrale che raccoglie sentimenti ed emozioni”.

Consuelo Rodriguez, pittrice triestina, esalta la sensualità in calde sfumature, tra il figurativo e l’astratto, tra l’angelo caduto e l’anelito di purezza. Una scena con tutte le implicazioni psicologiche e compositive che lei penetra come pura filtrazione.

Vincenzo Bonifacio, vive e lavora nel salernitano. Artista eclettico, riesce ad innestare materiali forti per ricondurre l’osservatore in forme arcaiche essenziali, dove trova sostegno e certezze per narrare il senso universale della figura femminile.

Sara Palleria, romana, si laurea in Scienze dell’Educazione, dedicandosi ad un’intensa e profonda arte pittorica. Ella si cimenta in esplosioni dense e vibranti che catturano lo sguardo dello spettatore, provando a narrare segrete vicissitudini quotidiane.

Ugo Borlenghi, vive nel piacentino, a Fiorenzuola d’Arda. Scultore, dalle fusioni di bronzo a cera persa, riesce a trarre e a raccontare la storia, anche quella quotidiana, per restituirla all’Arte. Il colore della cera persa, inoltre, infonde una profonda plasticità e vitalità al suo fare artistico.

Antonio Bono, di origine brindisina, ma residente a Terni, è attratto dalla pietra leccese e dalla figura umana. La plasticità e la morbidezza delle sue sculture infondono una poetica che riesce a catturare l’impercettibile, trasformando la terracotta in materia vibrante.

Vanecha Roudbaraki, espressionista iraniana, propone un trittico che si traduce in un’opera raffinata e ricca di forza espressiva, per “aprire una finestra su una natura illimitata”. “Vanecha”, significa “il trapianto di una piantagione di giovani” che traduce di fatto nel suo fare arte.

Daphne Cazalet, di origine indiana, ma salentina d’adozione, si forma come attrice per poi occuparsi di arti visive. Sviluppa un linguaggio tutto suo, carico delle esperienze di una vita passata a viaggiare. Le calde cromie e i gesti pittorici emergono dalle sue vigorose pennellate.

Margalida Adrover, artista spagnola di Maiorca, realizza pitture informali, allusivamente figurali, in giochi di masse cromatiche improvvise che si dilatano e si dissolvono. Dove i confini si perdono in vibranti colori.

Pierluigi De Lutti, opera a San Canzian d’Isonzo (Go), dopo avere selezionato una sua opera, il “MoMa” di New York, lo invita ad entrare nel “The Artist Viewing Program”. Rigore e curiosità, due facce della stessa medaglia, che mettono a nudo il penetrante desiderio dell’artista di raggiungere la perfezione.

[continua]

A cura di Pamela Pinto

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