Condannato in primo grado, assolto in Appello. I giudici hanno così ribaltato la sentenza a carico di Lucio Centonze, 69enne di Lecce, medico radiologo in pensione dell’ospedale Vito Fazzi.

Il professionista è stato assolto dal reato di falso, mentre per il reato di omicidio colposo gli atti sono stati rinviati al pm. Il medico secondo quanto ipotizzato dalla Procura non avrebbe saputo leggere una lastra e successivamente corretto il referto in riferimento alla vicenda clinica di Carlo Bianco, 65 anni, di Trepuzzi.
L’uomo morì il 24 gennaio del 2004 a causa di una grave insufficienza respiratoria. Secondo quanto emerso dalle indagini, condotte dal pubblico ministero Imerio Tramis, le condizioni cliniche di Bianco si sarebbero progressivamente aggravate a causa di una errata diagnosi del radiologo.
Il 65enne si recò al Fazzi il 27 settembre del 2003, dopo essere rimasto coinvolto in un incidente stradale. L’uomo venne sottoposto ad una radiografia, ma nel referto firmato da Centonze non venne segnalata alcuna patologia. Il 6 ottobre, invece, Bianco accusò i primi disturbi. Quando si presentò al pronto soccorso dell’ospedale di Copertino, i sanitari si accorsero che l’uomo era affetto da un deficit motorio e sensitivo agli arti inferiori. Ma non solo: pare infatti che a Lecce non si fossero accorti che a causa dell’incidente, l’anziano avesse riportato una lesione al rachide cervicale. Nella stessa giornata venne disposto il ricovero nel reparto di neurologia del Fazzi, e poi in quello di neurochirurgia, dove venne sottoposto ad un delicato intervento.
Secondo quanto accertato dagli investigatori, Centonze, con l’aiuto di un esperto informatico mai identificato, avrebbe sostituito il referto redigendone un altro, nel quale riportava la lesione subita dal paziente. L’anziano morì il 24 gennaio 2004, in seguito al peggioramento delle sue condizioni di salute. La Asl si era costituita parte civile con gli avvocati Francesca Conte e Simone Potente; i familiari dell’anziano erano assistiti dall’avvocato Angelo Oliva. Il medico era difeso dagli avvocati Italo Foggetti e Luigi Covella.

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