“Corporatura robusta, spalle larghe, con pantaloni e giacca neri, cappello con visiera, alto circa un metro e ottanta, naso pronunciato”. Sarebbe questa l’identikit del presunto complice di Giovanni Vantaggiato, notato da un testimone, nei pressi del chiosco vicino alla Morvillo Falcone, la notte prima dell’attentato.

E’ quanto si legge nelle otto pagine dell’ordinanza, con cui, nella tarda serata di sabato, il gip Ines Casciaro ha convalidato il fermo del 68enne di Copertino, assistito dall’avvocato Franco Orlando, in carcere da cinque giorni con l’accusa di strage in concorso, aggravata dall’effetto terroristico.
L’uomo sarebbe stato notato mentre “spingeva un bidone della spazzatura, munito di ruote, tenendolo dalla parte delle maniglie inclinato verso il suo corpo e che andava in direzione della scuola”. La sua descrizione non coincide assolutamente con la fisionomia di Vantaggiato. E questo, unito al fatto che lo stragista reo confesso più volte, nel corso dell’interrogatorio di convalida, ha utilizzato il plurale, dimostrerebbe, per il gip, “la presenza di altre persone sul luogo del delitto almeno nelle fasi preparatorie dello stesso.”
L’ attentato sarebbe stato accuratamente organizzato dall’imprenditore copertinese, pianificato prima dello scorso Natale. “Per questo aveva acquistato quattro telecomandi, di cui tre si erano inceppati durante le numerose prove”. La scelta della scuola sarebbe stata casuale “più vicina all’uscita della città, più facile da colpire”.

Il 68enne “ha ripetuto più volte di non aver avuto l’intenzione di azionare il telecomando in ore notturne, perché voleva ottenere esattamente l’effetto ottenuto: fare un gesto eclatante, finalizzato ad uccidere.” Un gesto che il gip nell’ordinanza definisce “dimostrativo nei confronti del mondo intero”, per rivendicare “truffe che lo hanno messo in ginocchio economicamente.” “Le istituzioni- ha detto Vantaggiato nel corso dell’interrogatorio- dovrebbero riporre maggiore attenzione nei confronti delle vittime dei delitti di truffa”

Prosegue senza sosta il lavoro degli inquirenti, alla ricerca del presunto complice.

 

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