La luce in fondo al tunnel inizia a intravedersi per i 72 lavoratori dell’ipermercato Billa di San Cesario. Una società tricasina, infatti, la Stg, si è dimostrata interessata a rilevare il punto vendita escluso dalla trattativa tra la Rewe, proprietaria del marchio, e la Conad, com’è successo invece per le altre strutture Billa sparse sul territorio nazionale.

La società fa capo all’imprenditore Alfredo De Giuseppe, che nel Sud Salento è il proprietario di altri ipermercati di dimensioni medio grandi. Nella lettera inviata al Comune di San Cesario, società e Regione Puglia, De Giuseppe pone, però, tre condizioni. La Rewe, innanzitutto, dovrebbe dichiarare la cessazione dell’attività. Inoltre, il Comune dovrebbe rilasciare una nuova licenza con procedura d’urgenza e- condizione indispensabile- la Aedes Spa, la società milanese proprietaria dell’immobile, dovrebbe abbattere il canone d’affitto, ritenuto eccessivo, visto che attualmente si aggira intorno a 1.200.000euro l’anno. Si potrebbe iniziare a ragionare partendo da questo, ma tutti gli attori coinvolti dovrebbero essere disponibili a farlo. De Giuseppe, da parte sua, si impegna a ricollocare tutti e 72 gli operai, alle medesime condizioni contrattuali. “Stiamo mettendo in piedi una proposta strutturata e forte- dice l’imprenditore tricasino- tant’è che stiamo dialogando con almeno altri tre operatori del settore no food, vale a dire abbigliamento, elettronica e casalinghi”. La Rewe, però, già si tira indietro. Domani, infatti, farà recapitare al sindaco di San Cesario una lettera, in cui comunica l’intenzione di cedere la licenza di nuovo nelle mani del Comune. E questo significa allungare inevitabilmente i tempi, perché la società avrebbe anche potuto far subentrare direttamente il nuovo operatore. D’accordo con la Regione Puglia, tuttavia, il Comune potrebbe anche optare per una procedura d’urgenza. È di questo che si è discusso nel tavolo convocato in mattinata in Prefettura. I lavoratori, in mobilità dal 30 aprile scorso e in presidio permanente presso la struttura, sono tornati in sit in. Vogliono rassicurazioni, soprattutto non vogliono lasciarsi sfuggire questa opportunità, l’unica, per il momento, che abbia un fondamento, visto che si è rivelato una bolla di sapone il tanto sbandierato acquirente, a cui accennava Rewe per tenere calme le acque. C’è un punto di partenza, però, da cui ricominciare a ragionare ed è la riapertura del tavolo romano presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Se una possibilità concreta di ripresa dell’attività lavorativa c’è, infatti, Rewe dovrebbe anche essere disponibile a convertire la mobilità in cassa integrazione guadagni. “Deve almeno assumersi la sua responsabilità sociale nei confronti dei dipendenti e di questo territorio”, dicono sindacati e lavoratori.

 

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