Giovanni Vantaggiato, il presunto autore dell’attentato di Brindisi fermato ieri sera, avrebbe fatto esplodere la bomba di giorno dinanzi alla scuola Morvillo Falcone perche’ di notte li’ non c’era nessuno. Si è tenuta questa mattina, presso la sala conferenze della Procura della Repubblica di Brindisi, la conferenza stampa di avvio delle indagini dopo il fermo di ieri del sospettato numero uno per la strage alla scuola Morvillo – Falcone

Le notizie trapelate ieri nel corso dell’interrogatorio dell’uomo, Giovanni Vantaggiato, 68 anni di Copertino, sposato e con due figlie, sono state confermate questa mattina dal capo della Dda di Lecce Cataldo Motta, dal Procuratore generale della Repubblica Giuseppe Vignola e dal vice capo di Stato della Polizia, il prefetto Francesco Gratteri.

Il presunto attentatore, l’ insospettabile proprietario di una società per la distribuzione di carburante agricolo, è stato interrogato ieri per ore presso la Questura di Lecce. Il suo atteggiamento non collaborativo è venuto meno di fronte alle prove in mano degli inquirenti. Le più schiaccianti sono state le immagini delle auto di proprietà dell’uomo, una Hunday di colore blu catturata più volte dalle telecamere a circuito chiuso della zona intorno la scuola e una Fiat Punto di colore bianco di proprietà della moglie del copertinese. Ci sarebbero anche altre prove a suo carico per le quali il Procuratore Motta non si è pronunciato, chiudendosi nel suo consueto riserbo invocato dal segreto istruttorio. “Le indagini sono appena all’inizio” ha più volte ripetuto, “abbiamo elementi da cui partire” bacchettando bonariamente la stampa troppo incalzante sul caso e per la quale spesso è stato costretto a mentire. Si tratta tuttavia di un episodio che ha gettato sconcerto e terrore tra l’opinione pubblica che ora cerca di capire il motivo di tanta ferocia. “Non lo sappiamo neanche noi – ha spiegato il numero due della Polizia, Gratteri – al momento non siamo in grado di fornire un movente, ci sono tante ipotesi al vaglio”. L’obiettivo è stato quasi sicuramente scelto a caso, le indicazioni sul movente sono troppo generiche per Motta, si parla di una truffa subita su una cifra che si aggira intorno ai 300mila euro e per la quale l’uomo avrebbe maturato una vendetta personale attraverso una strage con finalità terroristiche. L’uomo ha infatti fatto riferimento a problemi economici ma senza spiegare in che misura possono essere legati al gesto pianificato.

Anche l’ipotesi che lo stesso Vantaggiato abbia per due volte attentato, sempre con un ordigno, alla vita del presunto truffatore di Torre Santa Susanna, sono da dimostrare. “Al momento l’interrogatorio non è soddisfacente e l’indagine risulta zoppa” ha dichiarato Motta ringraziando tutte le forze dell’ordine che hanno preso parte all’operazione in totale sinergia. La cautela degli inquirenti non esula l’uomo dalle responsabilità di cui egli stesso si accusa per aver fatto esplodere l’ordigno costato la vita a Melissa Bassi e al ferimento di altre 5 studentesse. Nel corso dell’interrogatorio, Vantaggiato ha dichiarato di avercela con il mondo, probabilmente per la perdita di buona parte del piccolo patrimonio che aveva accumulato negli anni con la sua attività. Resta tuttavia un movente troppo labile per progettare una “strage con finalità terroristiche” il reato di cui viene accusato anche per favorire la Dda di Lecce a detenere il fascicolo sul caso che altrimenti passerebbe alla Procura di Brindisi. Dalla procura di Lecce, inoltre, a Vantaggiato è stato contestato il concorso in strage, segno che non si esclude la collaborazione di un complice nella vicenda. Al momento non sono vagliati i movimenti bancari dell’uomo che, come hanno confermato i procuratori, covava da qualche mese l’idea della strage. Nel corso dell’interrogatorio e dopo le parziali ammissioni, Vantaggiato ha spiegato in che modo ha progettato, preparato e posizionato l’ordigno che secondo il procuratore generale ha la forza fisica per farlo anche se le bombole, tre in tutto, sono state trasportate una alla volta all’interno del cassonetto posizionato di fronte la scuola Morvillo. Vantaggiato nel corso dell’interrogatorio si è dimostrato lucido, secondo Cataldo Motta, ed in grado di intendere e volere, la confessione è avvenuta prima del fermo alla presenza di un legale a tutela. Gli inquirenti hanno disposto, in via cautelativa, di non diramare immagini dell’indagato che sono tuttavia già in possesso della stampa. Lo stesso Motta ha congedato la stampa fino al prossimo aggiornamento con la raccomandazione di non intralciare il lavoro degli inquirenti.

Ad apertura di conferenza, il Procuratore generale della Repubblica, Vignola, ha manifestato la propria soddisfazione per la conduzione delle indagini condotte in totale collaborazione tra le forze dell’ordine delle due province di Brindisi e Lecce, nonostante i rumors iniziali secondo i quali tra le due Procure ci sarebbe stato un incidente diplomatico per l’aggiudicazione del caso.

Nel pomeriggio, presso la sala consiliare del comune di Mesagne, il papà di Melissa Bassi, Massimo, farà le sue dichiarazioni alla luce degli ultimi sviluppi sul caso

 

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