Foto Antonio CastelluzzoAl Km97, un vecchio casello ferroviario portato a nuova vita da SUM, a ridosso della strada delle bionde, stretto sentiero dell’entroterra salentino che congiunge Lecce a Brindisi, attraverso il quale è transitato negli anni parte dell’impero economico edificato dalla Sacra Corona, Venerdì 22 giugno alle 21.30 ci sarà occasione per un momento d’incontro e riflessione sulle mafie, la legalità e i prodotti coltivati nelle terre confiscate alla mafia stessa.

Iniziativa promossa da Rete dei Caselli Sud Est  in collaborazione con SUM e coop. Hiso Telaray Libera Terra Puglia. Protagonisti della serata Rosario Tornesello, Guglielmo Cataldi, Don Raffaele Bruno, Danilo Lupo e La Resistenza.

Nel suo libro Tacco e Tabacco (Besa Editrice), Rosario Tornesello, (capo redattore Cronaca del Quotidiano di Lecce) mette nero su bianco la statura storico economica del traffico di tabacchi lavorati esteri, circa duemila miliardi di lire l’anno, attraverso la lettura delle relazioni parlamentari dell’Antimafia e delle sentenze a carico dei gruppi criminali connessi. L’autore giunge poi a una lettura più prettamente sociologica in merito al clima di tolleranza sociale, fino ad arrivare al momento della famosa Operazione Primavera: nel febbraio del 2000 furono arrestate 92 persone e denunciate 135, furono sequestrati 8.187 chilogrammi di sigarette e 44 fuoristrada blindati.

Rosario Tornesello dialogherà su questi temi insieme al Sostituto procuratore di Lecce Guglielmo Cataldi, a Don Raffaele Bruno e al giornalista Danilo Lupo.

Al termine dell’incontro la musica de La Resistenza, storica band nata a Mesagne da sempre molto attenta alle tematiche sociali, ci accompagnerà durante la degustazione dei prodotti alimentari e vinicoli di Hiso Telaray, azienda vitivinicola pugliese della cooperativa Terre di Puglia – Libera Terra.

La cooperativa, operante a Mesagne, è nata con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Il nome rappresenta il ricordo di Hiso, giovane ragazzo albanese che, a soli ventidue anni, nel 1991, ha pagato con la vita la sua ribellione contro i caporali. Proprio in quest’ottica i vini, le conserve, i prodotti da forno, la frutta e gli ortaggi coltivati sulla proprietà confiscate alle mafie possono rappresentare una sorta di riscatto sociale oltre che nuove opportunità occupazionali per tutti coloro che hanno adottato queste terre come propria patria.

 

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