Tre anni e nove mesi di carcere. Questa è la condanna inflitta a Oronzo Limone dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce (presidente Roberto Tanisi), al termine di una camera di consiglio andata avanti per oltre sette ore.

L’ex rettore dell’Università del Salento è accusato a vario titolo di corruzione e peculato. Per i giudici avrebbe usato i soldi dell’Ateneo per una cena extralusso, un viaggio a Bologna per un importo di circa 500 euro, l’acquisto di un maxi televisore nuovo e un telefono cellulare per la badante della madre. Non sarebbero stati attinti dalle casse dell’Ateneo, invece, i soldi per la ristrutturazione dell’abitazione del figlio Pierpaolo, nel centro storico di Lecce. Tant’è che quest’ultimo è stato assolto con formula piena da ogni accusa “perché il fatto non sussiste”.

Condanne sono state inflitte anche ad altri quattro dei nove imputati, coinvolti nell’inchiesta, condotta pubblico ministero Marco d’Agostino. Si tratta di Gianfranco Madonna, ex capo di gabinetto dell’allora Magnifico, condannato a 4 anni di reclusione; Andrea Pasquino, funzionario dell’Università, condannato a 2 anni e tre mesi; Massimo Leone, 2 anni, e Raffaele Attisani, il dirigente del settore urbanistica del Comune di Lecce, condannato invece a 4 mesi. Gli altri imputati sono stati assolti con formula piena da ogni accusa: oltre a Pierpaolo Limone, l’architetto Luca Pasquino; Luigi Carità e Gaetano Carrozzo, responsabile del verde pubblico di Ateneo.

Il dispositivo della sentenza è stato letto dopo oltre sette ore di camera di consiglio. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

 

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