Da circa un anno sarebbe stata costretta a subire gli abusi del compagno. Non poteva uscire di casa senza di lui, andare a fare la spesa, nemmeno cercarsi un lavoro. Era come in prigione. Stamattina, però, ha trovato il coraggio di denunciare tutto, ma lui l’ha seguita e la donna si è dovuta barricare nel centro anti-violenza “Renata Fonte”.

La protagonista è una donna polacca residente a Lecce, che in mattinata ha raggiunto il centro anti-violenza, per trovare sostegno e aiuto. Ma qui, si è presentato anche il suo convivente, un 72enne, che ha iniziato ad inveire contro di lei, esortandola a cambiare idea.
“La mia non è vita, è una schiavitù – racconta la coraggiosa polacca – Non potevo fare niente in sua assenza, non potevo uscire da casa, non potevo andare a fare la spesa. Ogni mio passo era seguito dal suo”. “Non mi ha mai picchiato, ma mi chiudeva a chiave in casa. La mia vita era diventata la sua vita”.
L’uomo, un 72enne, venuto a conoscenza che la sua convivente voleva sporgere denuncia, ha raggiunto il centro anti-violenza. Era già troppo tardi. La donna aveva deciso di cambiare vita e di voltare pagina. Lui, però, pare non si sia rassegnato ed avrebbe iniziato ad inveire contro di lei, tentato di entrare nella struttura, a cui ogni anno si rivolgono circa 800 donne e ragazze.
Per riportare la calma sono dovute intervenire le pattuglie della polizia. Gli agenti hanno identificato l’uomo, ma nei suoi confronti, al momento, non sono stati presi provvedimenti. Nel pomeriggio, la polacca, accompagnata dalla presidente del centro, Maria Luisa Toto, si recherà in Questura per denunciare il suo convivente.
In quella casa, la donna non vuole tornare. Ma, come ha dichiarato la presidente del centro “Renata Fonte”, a Lecce mancano le case rifugio, che possano ospitare le ragazze e le donne che, fuggite dai loro aguzzini, non hanno più un tetto sotto al quale dormire.
A detta della presidente, mancherebbero fondi adeguati alla realizzazione di una struttura che possa accogliere le vittime di soprusi e violenze. Ed è per questo che ha rivolto un invito alle Istituzioni ed alla città: “Servono le case rifugio”.
Adesso, però, si attendono risposte.

 

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