Un ragazzo di Ruffano era finito sotto processo, perché accusato di avere costretto due sorelline di Mantova, di 11 e 14 anni, a compiere atti di autoerotismo via telefonica. Ma il giudice, nelle scorse ore, lo ha assolto: era temporaneamente incapace di intendere e di volere.

L’imputato era L.G., 31enne, di Ruffano, affetto da schizofrenia, che, come certificato da una perizia psichiatrica, richiesta dal suo avvocato difensore Roberto Bray, non sarebbe stato responsabile delle sue azioni.
La vicenda risale al pomeriggio del 14 marzo del 2010, quando il 31enne avrebbe contattato telefonicamente le due ragazzine, per farle compiere atti sessuali via telefono. In un primo momento, le avrebbe semplicemente molestate, salvo poi minacciarle di raggiungerle, riuscendo così nel suo scopo.
L’indagine dei carabinieri fu avviata dopo la denuncia della madre delle due ragazzine, una badante rumena, alla quale le due sorelline si sarebbero confidate in lacrime, dopo avere assecondato le pressanti richieste del 31enne.
Attraverso i tabulati telefonici Telecom, gli uomini dell’Arma riuscirono a risalire al 31enne salentino. Dagli accertamenti, è emerso che il ragazzo avrebbe effettuato diverse chiamate, anche in altre città. Componeva i numeri di telefono a caso, sperando che dall’altra parte della cornetta rispondesse qualche ragazzina.
L’avvocato difensore dell’imputato, non condividendo la motivazione del giudice, ha manifestato l’intenzione di fare istanza per un processo di appello. Secondo il legale, infatti, se da una parte è vero che le telefonate sono partite dalla scheda sim del 31enne, dall’altra non è dimostrabile che ci fosse realmente lui dall’altra parte della cornetta.

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