Parte la controffensiva della Consal sugli accertamenti relativi agli sforamenti da diossina. Il parlamentare dell’Udc Salvatore Ruggeri, proprietario dell’opificio di Muro Leccese, non ci sta e tira per la giacchetta tutti, dall’Arpa alla Asl al sindaco Gabriella Cretì.

“E’ stato seguito un iter diverso da quello fissato nelle norme regionali che regolano come vanno effettuati i monitoraggi- chiosa-. O la decisione di chiudere l’impianto è dovuta all’incompetenza dei dirigenti che l’hanno voluta o è tendenziosa, per colpire l’azienda o chi per lei”. I rilevamenti effettuati dall’Arpa Puglia hanno riguardato un campione di emissioni convogliate attraverso il Camino E1 e prelevato in data 31 maggio, accertando una presenza dell’inquinante di 1,41 ng Te/Nmc, a fronte di un limite pari a 0,4 ng. È in conseguenza di questo dato che il sindaco di Muro, Gabriella Cretì, ha emanato la doppia ordinanza, prima di sospensione delle attività e poi di revoca, in seguito a contestazione, della sospensione. “Ora tutti devono assumersi la responsabilità, dall’Arpa che ha effettuato i controlli senza contraddittorio alla Asl che ha autorizzato la chiusura dell’opificio contro quanto previsto dalla l44 del 2008 della Regione Puglia, così come il sindaco di Muro che ha emesso l’ordinanza. Ci sono responsabilità gravissime”.

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