Semplice, introspettiva, naturale, luminosa. È il “volto” di Grazia Maria Peluso che ogni buon osservatore ha sicuramente dipinto nella propria mente. Chi si avvicina ai suoi quadri per capirne i meccanismi cerca il suo pensiero, ma, soprattutto, coglie la sua vita e le sue emozioni.

Paesaggista, passa facilmente dal figurativo all’informale; i suoi quadri si osservano bene da lontano ed, ancor con più interesse, da vicino. La cura del dettaglio, la ricerca del particolare donano al suo “getto” creativo una nota degna della singolare “punta di pennello” rigorosamente olio su tela. Non è difficile, pertanto, immaginarsi tra le sue pareti di casa, respirare il suo giardino, vivere la sua terra, le sue ansie, il suo sole, il suo mare, le sue passioni, i suoi ricordi, il suo voler condividere con altri le proprie sensazioni. Nostalgica, nel suo sentimento c’è sempre la positività di un “sorriso”, “traveste” e “rivisita” il passato di piacevole ornamento; la luce traspare in ogni “colore”, illumina inevitabilmente gli occhi e cattura chi è capace di ascoltare la natura e ciò che ne fa parte.

Perché proprio la natura?
Ho la fortuna di vivere in campagna a stretto contatto con un ambiente rurale da cui traggo ispirazione per i miei quadri; ascolto la natura, la osservo e dipingo.

Cosa ama in particolare?
Amo i colori vivaci e caldi che rispecchiano il mio carattere solare e positivo. Il cielo ed il tramonto mi danno il senso della libertà…

Con queste sue parole ci addentriamo nella sua arte, nel suo lavoro che è soprattutto gioia del saper vivere quotidiano, speranza, amore per la propria famiglia, ascolto dell’altro, dedizione.
Tra i temi il tipico paesaggio salentino, arido, brullo, dove la terra è una macchia mediterranea piena di pietre e sempre “colpita/scolpita”dalla luce. I fiori rappresentano “la conferma”, quasi una “regola compositiva” e la famiglia un punto di riferimento e di forza della sua vita, la “giustapposizione” per il suo lavoro.

Ci spieghi le ragioni della scelta floreale…
Sono molto innamorata dei fiori. Dei fiori mi attirano i colori, la bellezza, l’accostamento dei colori… Certe volte si fanno dei quadri astratti per acquistare colore. Sono così belli i fiori che si accostano da soli; possono diventare anche astratti, così: accostati in modo sparso.

Peonie, iris, rose, tulipani, anemoni… Perché proprio questi fiori?
Le peonie e l’iris sono due fiori che a me piacciono tanto. Le peonie sono delle rose povere, però sono molto più belle delle rose. Dell’iris mi piace proprio il suo colore forte; da noi, poi, crescono anche spontaneamente, con questo azzurro… Vengono, quindi, le rose canine. Come vede, amo i fiori semplici. Penso che la bellezza consista nella semplicità. Anche in ognuno di noi…
Ecco, il tulipano è un fiore, secondo me, che ha carattere; è un fiore molto forte, vigoroso, che ha una sua struttura, non teme nessuno.
Gli anemoni sono dei fiori molto semplici, a volte non si regalano perché sono talmente umili che, in genere, quando si va a fare un regalo, si preferisce regalare rose o altro… Però, penso che siano di una bellezza veramente infinita; sono morbidi e hanno dei colori stupendi. Mi sono ispirata ad essi proprio perché oggi nelle case bisogna avere un po’di luce, un po’di colore.

Secondo lei, dunque, oggi manca la luce ed il colore nelle nostre case…
Si. Sinceramente c’è un po’ di buio. Dai giornali, le cronache… Accadono molte cose spiacevoli. Siamo in un periodo di crisi.

Questo dipinto, quindi, “Anemoni” risale ad un periodo molto recente?
Si, è stato uno degli ultimi; risale a qualche mese fa.

Come dipinge questi fiori?
Dal vero, ma anche a memoria, senza avere nulla davanti.

“Morbida carezza”: qui il paesaggio sembra funga da “contorno”…
Esatto, il paesaggio è, però, sempre presente. La fanciulla è seduta in primo piano su un muretto a secco e ha tra la mani un orsacchiotto di peluches. In lontananza una nostra masseria. A me piacciono molto i bambini. Stanno bene con me. Una signora, passando da qui, mi ha chiesto se, dipingendo questo quadro, mi fossi rivista da bambina. Non lo so; forse nel mio inconscio. Quando l’ho dipinta mi piaceva proprio quest’immagine.

È un paesaggio immaginario?
Si, è un paesaggio che si avvale di qualche elemento tipico del nostro salento: la masseria, il muretto a secco, la terra salentina…

“Bosco autunnale”…
A mio marito piace tanto l’autunno ed il bosco. Dice che i colori autunnali, specie se molto forti, gli danno quel senso pure di serenità e, allora, l’ho dipinto pensando a lui e, naturalmente, con questa luce sempre presente. Noi abbiamo generalmente gli autunni molto caldi, questo sole che illumina sempre gli alberi; non sono autunni freddi, tetri ed ho pensato al nostro autunno in questo senso.

Tra i suoi dipinti uno scorcio di“Giardino”…
“Giardino” è un giardino che esiste. È un luogo vero, non ideale. Lo avevo impresso nella mente…

Non si sa se in fondo ci sia il mare o il cielo. Non è definito..
.
Esatto, io ci vedo un signore che sta passeggiando lì dentro.

Non manca il riferimento alla danza con “Movimenti di danza” dedicato a sua figlia e neppure alla musica… Lei ha alle spalle anche un paio d’anni di studi musicali. Ce ne parli…
Si, dunque… Ho studiato da piccola pianoforte per due anni perché avevo intenzione di prepararmi per sostenere gli esami in conservatorio. Era un mio sogno che poi, però, ho abbandonato e riversato sulla pittura. La pittura fa parte proprio della mia vita, mi completa; senza di essa non sarei io, sarei un’altra persona. Io sono nata davvero con i pastelli in mano. Mia madre mi ricorda che da piccola preferivo i colori, i pastelli, le matite alle bambole o ad un anonimo giocattolo. È qualcosa di mio. A me piace la musica in generale e mi piace il verde, il senso di libertà. Ho dipinto, quindi, “Verde musica”; questa poltrona rossa molto comoda, simbolo della passione per la musica, in uno spazio verde dove l’arte si unisce all’arte, un insieme, un’armonia, secondo me. Ho scelto l’erba in una parte un po’ selvaggia, incontaminata; è stato voluto “inconsciamente”…

E della sua nostalgia cosa ci dice?
I miei quadri sono un po’nostalgici, effettivamente. “Cortile”, ad esempio, ritrae una masseria rivisitata. Adesso le nostre masserie sono state ristrutturate, abbellite. Queste pile, che prima erano utilizzate dalle nostre massaie, oggi sono diventate delle fioriere ornamentali. Questo è un quadro un po’nostalgico perché è vero che tali masserie oggi, diciamo così, sono state messe col vestito nuovo, però attualmente non svolgono più la funzione di una volta… In cui c’era la vita, veramente. Adesso queste strutture non sono altro che luogo di eventi.
A me piace ascoltare anche le storie delle persone perché mi arricchiscono. Molti giovani non li ascoltano, ma ascoltare le nostre radici, sapere chi siamo e da dove veniamo penso sia una cosa giusta ed importante. Io sono legata alla nostra terra.

Questo quadro in particolare,“Interno rustico”, è ispirato a qualche storia che ha ascoltato o altro?
Questa è una casa molto vecchia nella quale ha abitato una nonnina che non era la mia nonnina, semplicemente una signora molto anziana. Adesso questa casa è abbandonata. Io l’ho vista questa casa e l’ho voluta dipingere così; in questo modo, rimarrà. Verrà demolita…

Qual è l’ultimo quadro che ha dipinto?
“Paesaggio primaverile”. Un giorno mi trovavo a casa di una mia amica; si lamentava perché aveva un tinello molto buio, senza finestre, con i mobili scuri. Allora le ho detto: – “Perché non apri una finestra?” La mia amica mi rispose: – “E come la apro?” Ed io: – “Dipingendola!” E poi ho pensato a lei e l’ho dipinta.
A volte è anche importante collocare un quadro. Il quadro, secondo me, non deve coprire una parete e basta. Un quadro deve essere messo per il proprio godimento, perché ci deve stare in quel “paesaggio”.

Deve essere un quadro che abbia una funzione…
Si, deve essere rilassante, deve essere tutto ciò in cui ci si riconosce. Ci sono persone che intendono solo tappezzare le pareti; io non sono di questo parere.

Chi l’ha spinta ad andare oltre, ad uscire “fuori dal guscio”?
La mia famiglia mi sta vicino e mi incoraggia. Mio marito, che ha la vena commerciale, avendo io tanti quadri in casa, mi ha detto: – “Ma perché non condividi quello che fai con altri, anche per una tua soddisfazione personale?” Perchè no! L’arte è tua, non ti lascia mai. Non pensi mai di commercializzarla. Io, infatti, non avrei mai creduto di poterla commercializzare. Poi, dopo, la cosa mi è stata fatta vedere sotto un altro punto di vista. Sai quanto è bello che qualcuno sia disposto a pagare per avere qualcosa di tuo in casa? Questo fatto mi ha spinto.

Come ha iniziato ad esporre?

La mia prima mostra, il primo impatto con il pubblico, risale ad una decina di anni fa quando iniziava la festa del vino novello a Leverano. Quell’anno ci furono tante presenze, oltre 80.000 stranieri, fu un successone. Ho potuto constatare che questi quadri erano apprezzati non solo dai paesani, ma anche da altra gente. Infatti, alcuni sono stati venduti sia a Milano che a Roma.
In quell’occasione ho avuto modo di conoscere molte persone competenti, tra cui un critico che mi ha spinto in questo senso: -“Signora lei ha bisogno solo di perfezionare la sua tecnica. Perché non frequenta un maestro d’arte?”

Il suo vero studio/lavoro è dunque cominciato qui…
Si, il mio lavoro è continuato; quando sono andata a perfezionarmi ad uno studio d’arte, circa otto anni fa. Il mio maestro, Nino Baldassarre, visionando i miei lavori, ha notato in me del talento, mi ha accettato nel suo studio dove ho iniziato a studiare prospettiva, anatomia, il volto. Prima ho fatto uno studio sul disegno, poi sono passata di nuovo sulla tela. Ad un certo punto mi ha detto: – “Tu devi uscire perché sei pronta”.

Quanto tempo impiega per dipingere un quadro?
Un quadro non si improvvisa. Quando vedo la tela bianca già immagino il quadro. Però dall’immaginazione alla realizzazione ci devo lavorare e, se poi non trasmetto quello che immagino, quello che sento io, lo devo rifare… Per esempio, nei cieli… Anche la sfumatura, anche l’ombra del sole nei sentieri è qualcosa che devo vedere negli occhi; devo sentire quella dolcezza, ci devo lavorare.

Quindi lei non fa schizzi?
No, quando faccio questi terreni, ammenoché non ci sia un disegno definito che devo prima disegnare e poi realizzare; quando disegno la natura, gli alberi, non faccio schizzi; di solito opero direttamente con il pennello oppure, se devo dipingere dei fiori, faccio dei cerchi sui quali deve venire il fiore.
L’espressione è molto importante. Quando, infatti, mi hanno commissionato la realizzazione di una copia quello che è stato difficile per me non è stata la realizzazione, ma dare l’espressione, la vitalità nel cavallo e nell’occhio di Napoleone. Non ho pensato al quadro, ma a Napoleone in gioventù, al cavallo imbizzarrito per dare l’espressione, altrimenti sarebbe stato statico.

È una copia di un quadro di un pittore francese dell’Ottocento un po’rivisitato con i colori…
Si, è stata una richiesta di un signore affidatosi ad un architetto d’interni che ha voluto ricreare in una casa, in un ambiente molto moderno, un angolo più classico. Originariamente era un po’scuro come quadro.

Se dovesse dare un consiglio, un messaggio ai giovani artisti che si accostano all’arte, alla pittura in particolare, quale sarebbe?
Dico ai giovani che si accostano alla pittura ed, in particolare, a questo tipo di arte, di non abbattersi mai e di esprimere quello che sentono sulle loro tele e tenerlo per sé e nello stesso tempo cercare di non pensare al quadro come un oggetto da vendere, ma come un oggetto da poter condividere con gli altri perché condividere la propria arte con gli altri penso che sia una cosa bellissima, è una cosa che già ti appaga. Il resto viene dopo. Non bisogna accostarsi a questo in maniera timida, ma in maniera naturale, spontanea perché è tutto quello che viene dal cuore e poi lo trasmettiamo attraverso le mani, la nostra mente; qualcosa di visibile da poter condividere con gli altri è sempre qualcosa di meraviglioso.

Siamo vicini ad un’opera commissionata da un suo grande fan… Ci racconti questa bella storia…
– “Mamma per Natale mi regali un quadro?”Mi ha spiegato per telefono come lo voleva: -“Mi devi fare un ponte con un vecchierello che pesca al ruscello e la nostra campagna. Non mi devi mettere nemmeno una goccia d’azzurro, voglio vedere un cielo tutto rosso, arancio”. Quando lo ha visto mi ha detto: -“Mamma mi hai letto nel pensiero”.

L’opera, dunque, è un dono per suo figlio…
Si, è così. È per mio figlio che studia a Torino. Non mi ha mai rivelato il significato di quel ponticello.

Il tempo qui non esiste, forse perché in continuo divenire; si percepiscono due mondi, uno a sinistra impercettibilmente più chiaro ed indefinito, l’altro a destra più scuro e “decifrato”; probabilmente essi rappresentano rispettivamente l’innocenza della gioventù e la delicata saggezza del tempo che fugge; il ponte, l’anello di congiunzione tra questi due mondi ideali; due terre, due speranze della vita, con al centro un ponticello ricco di sfumature, di sottili confini tra questi vicini momenti dell’esistenza… Sotto lo stesso cielo “apparente” che osserva la “fedeltà” ai nostri sogni, i nostri giorni “riflessi sull’acqua”, la freschezza del tempo “perduto” al quale bisogna alzare sempre lo sguardo per andare “oltre”. Domani è un nuovo giorno.

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