C’è un Salento che il Salento stesso non conosce, ed è quello del popolo degli immigrati, di chi fugge via dalla propria terra in cerca di più sicurezza verso terre in grado di accoglierli, per costruire la vita dignitosa a cui ogni essere umano dovrebbe essere garantita.

Ma c’è anche chi si ferma prima, chi termina il proprio viaggio e il proprio cammino prima di toccare “l’altra costa”, chi riempie le cronache dei giornali per un giorno, spesso riconosciuto in una quantità numerica piuttosto che con le proprie generalità, per poi essere dimenticato fino al nuovo naufragio fatale.
Si arriva così a 7mila morti e a dover tristemente ricorrere alla Giornata Mondiale del rifugiato, quella che ricorre oggi. Per chi ancora c’è, per i compagni di viaggio di quelle vittime del mare, non è rimasto altro che inscenare un Flash mob di fronte la Prefettura a Lecce, un modo per far sentire la propria voce, per far capire che esistono anche loro.
Un lenzuolo bianco sulle loro teste, hanno marciato così per via XXV Luglio, per poi farsi cadere a terra ricoperti dal lenzuolo. Tra i cartelli che hanno esibito, scritte eloquenti: “Si rischia la morte per scappare e poi?”, oppure “Se la gente rischia la vita per scappare ci sarà una ragione, quali sono le vostre risposte?”. La ricorrenza di quest’anno assume valore morale più ampio in coincidenza dell’ultimo naufragio di ieri nei pressi di Torre Vado, vicino Leuca, per cui risultano ancora sette dispersi. Lo scafista, arrestato, deve rispondere di omicidio colposo plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma non sono certo questi provvedimenti a fermare uomini senza scrupoli che “trasportano” immigrati da una costa all’altra su carrette del mare dove stipano vite umane peggio del bestiame. L’Italia già nel 2009 si è dotata di una legge anti-immigazione che, se pur in alcuni punti in contrasto con le norme dell’Unione Europea sui diritti umanitari, vige sull’ordinamento con buona pace degli altri Stati membri. Il problema è rimandato fino a nuovo naufragio. I superstiti, nel migliore dei casi si troveranno ad affrontare le difficoltà di integrazione, quando non dovranno sfuggire ai Centri per l’Identificazione e l’Espulsione, altra vergogna italiana.

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