È corsa contro il tempo e corsa alle proposte per affrontare nel modo più veloce e meno traumatico possibile l’emergenza sfratto degli immigrati nel rione Giravolte, a Lecce.

Un primo sospiro di sollievo arriva dall’incontro in Prefettura a Lecce, dove si è appurato che non si tratta di clandestini, ma di persone con regolare permesso di soggiorno e per la gran parte residenti da decenni al civico 19, lo stesso in cui nella mattinata di ieri sono stati eseguiti i primi sgomberi. Il Prefetto, stando a quanto riferiscono i migranti, chiederà di “gestire” lo sfratto, coinvolgendo il Comune e i servizi sociali, ieri i grandi assenti. A rimanere per strada, infatti, sono circa trenta persone, di cui un buon numero di over 60 e, in alcuni casi, interi nuclei familiari. Il tempo massimo concesso dalla proprietà è il 29 giugno e non il 30 settembre, come invece proposto dagli inquilini. Certo, le case, a conti fatti, sono inagibili, a tratti a rischio crollo, sprovviste di allacciamento all’acquedotto e alla fogna nera. Definirle abitazioni è un eufemismo. Ciononostante, sono state il tetto sulla loro testa per trent’anni, da quando appartenevano alla “Mara”, la transessuale Antonio Lanzalonga, che, alla sua morte, le ha cedute alle suore Benedettine. “L’intervento della Polizia Municipale e della Polizia di Stato ieri mattina ha scoperchiato il vaso di Pandora- dice oggi Klodiana Cuka di Integra Onlus-. I fatti di cronaca ci dicono che c’è bisogno di concretezza. Su questa linea era intervenuta la Provincia di Lecce che insieme alla Regione Puglia e allo Sportello Immigrazione della Provincia di Lecce, aveva promosso il Progetto ASIA Lecce- Agenzia Sociale di Intermediazione Abitativa, un progetto Finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati. Occorre ripartire  e da coordinatrice del progetto ASIA dico che non si può più aspettare perché le esigenze di accoglienza diventano ogni giorno più incalzanti, e sono esigenze abitative, sanitarie, del lavoro”. Da qui la proposta. “Perché non organizzare una Conferenza di Servizi nella quale coinvolgere gli operatori del settore, le associazioni, tutti gli attori sociali e le istituzioni competenti in ogni ordine e grado al fine di confrontarsi ed evitare che quanto accaduto a Lecce non si ripeta più? L’incontro dovrebbe porsi l’obiettivo di ristrutturare le centinaia di immobili chiusi esistenti a Lecce e nei comuni della provincia, ragionando su affitti accessibili e convenienti anche per i proprietari stessi, visto che chi affitta immobili a chi appartiene alle fasce svantaggiate usufruisce di agevolazioni fiscali.

Non parliamo di nulla di nuovo, solo di buone prassi che già in altre regioni d’Italia stanno dando buoni risultati (penso a Emilia romagna e Lombardia)”.

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