C’è la vendita degli immobili dietro lo sfratto degli immigrati alle Giravolte a Lecce? Il sospetto è più che reale visto che sui siti internet l’annuncio è preciso: “Complesso immobiliare di pregio storico artistico sito nel cuore del centro storico di Lecce.

Ideale location per realizzare struttura ricettiva/ albergo diffuso”. Il tutto per la cifra, eloquente, di 1.400.000 euro. Si tratta delle stesse abitazioni di proprietà delle suore Benedettine, che le hanno ricevute in eredità dalla transessuale Antonio Lanzalonga, la “Mara”. Lì dentro, nonostante la situazione di estrema fatiscenza, vivono almeno trenta immigrati, i cui contratti sono scaduti almeno da otto anni. Gli ultimi esposti dei vicini hanno determinato il sopralluogo della Asl e dei vigili urbani, assieme alla polizia, la scorsa settimana. Da qui l’applicazione dell’ordinanza rimasta nel cassetto da giugno 2010 e che trova applicazione guarda caso proprio ora, dopo la pubblicazione degli annunci di vendita. Lo sfratto eseguito martedì ha già messo alla porta una parte degli inquilini, gli altri dovranno andar via entro il 29 giugno, anche se dal monastero c’è qualche spiraglio di proroga dei termini, almeno fino al 30 settembre, come richiesto dagli immigrati. Di mezzo, però, c’è la volontà di vendita ben rimarcata dell’immobile “posto su due livelli, con numerosi affacci su sede stradale e piazzetta comunale; costituito a piano terra da n° 9 unità abitative con ingressi indipendenti e n° 4 unità abitative al piano primo con terrazze ed aree solari di proprietà esclusiva, in una zona di notevole flusso turistico, generato dalla presenza di diversi complessi architettonici barocchi: Duomo, Chiesa di Sant’Anna ed Ex Conservatorio, Accademia delle Belle Arti, Porta Rudiae”. Si sottolinea, inoltre, che “l’intero isolato negli ultimi dieci anni ha vissuto una radicale trasformazione dovuta al frenetico passaggio di proprietà degli immobili e al recupero e restauro degli stessi, utilizzati come residenze o B&B”. Le catapecchie degli immigrati, dunque, per ospitare vacanzieri. Intanto, Palazzo Carafa inizia ad occuparsi, seppur con ritardo, della questione, con l’incontro in mattinata tra il vicesindaco Carmen Tessitore e il dirigente dell’Ufficio Casa.