Detto, fatto. Da domani saranno ufficialmente licenziati i 22 dipendenti della Hds, una delle aziende coinvolte nella riconversione della manifattura tabacchi, dopo che la British American Tobacco ha deciso di smantellare la produzione di sigarette, quasi due anni fa.

L’attivazione della procedura di mobilità, annunciata nei giorni scorsi, è stata siglata pochi minuti fa in Confindustria. Essendo stati assunti per dodici mesi, agli operai spetterà la copertura degli ammortizzatori sociali, dunque, per un solo anno se hanno meno di 40anni, per due se ne hanno fino a 50, per tre se sono più anziani. Se si è arrivati a questo punto è perché l’azienda ha dichiarato di non avere più le commesse, che pure erano state date per certe nel suo piano industriale e che avrebbero dovuto riguardare la manutenzione degli impianti fotovoltaici. Già nell’incontro del 19 giugno scorso, le speranze erano andate completamente perdute. L’amministratore delegato Alessandro Paoletti aveva ribadito la situazione di crisi, a causa della contrazione delle commesse del Global Solar Found e dell’interruzione degli accordi commerciali con Beghelli ed Espe, accordi che, come è stato scoperto dalla testata Il Paese Nuovo, in realtà non sono mai stati siglati. Insomma, quei 50mw di parchi di silicio su cui avrebbero dovuto lavorare gli ex dipendenti del gruppo Franci sono stati solo un abbaglio. Ed è per questo che Bat è stata convocata dal presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, nella giornata del 29 giugno, perché dia conto, assieme ad Hds, dell’incongruenza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente non c’è stato. “Bat deve farsi carico dei lavoratori- incalza Mirko Moscaggiuri della Cgil- perché è stata lei a presentare le aziende e avrebbe dovuto verificare anche la loro attendibilità. Ora deve trovare una soluzione alternativa”. Si è in attesa, invece, ancora, di una convocazione a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, per far luce sull’avanzamento dell’intero piano di riconversione Bat.

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