Il pensiero militare di Niccolò Machiavelli fu fondamentale nel tempo intercorso fra la prima metà del XVI secolo e lo scoppio della Rivoluzione Francese, e determinò un nuovo modo di intendere i conflitti. Il trattato “Dell’arte della Guerra” fu scritto, molto probabilmente, fra il 1519 ed il 1526

e si compone di sette libri, svolti sotto forma di dialogo, nei quali l’autore approfondisce alcune idee relative alle milizie, già esposte o accennate nei suoi precedenti lavori. In questo caso, però, le problematiche militari vengono esposte in maniera molto più ampia, nel duplice aspetto politico e tecnico.
Il primo dei sette libri inizia con un’aspra critica nei confronti delle milizie mercenarie, che costituivano la massa degli eserciti dell’epoca, e dei condottieri, che il Machiavelli definisce come uomini corrotti, empi e venali. Per contro, vengono elogiati gli eserciti paesani e l’antica Roma repubblicana che aveva fatto, a suo dire, delle proprie armate il fondamento dello Stato, in quanto vera palestra di virtù civili e militari. Successivamente l’autore enuncia i metodi da utilizzare per il reclutamento degli uomini e l’ordinamento da conferire loro per la fanteria e la cavalleria, seguendo come modello sempre l’esercito repubblicano romano o, in alternativa, l’ordinanza fiorentina, già precedentemente esaltata prima del suo esilio forzato.
Nel secondo libro vengono esposti i criteri utili per armare i fanti, la loro istruzione, l’addestramento e l’importanza dell’esercitazioni, sia individuali, sia collettive a livello di reparto. Il Machiavelli si ispira ai modelli della “falange”macedone, della “legione” romana e del “battaglione” svizzero. Verso la fine della sezione, viene effettuato un accenno all’ordinamento della cavalleria. Nella terza parte dell’opera viene descritta un’immaginaria battaglia, condotta secondo criteri strategici e tattici, ora ispirati a principi antichi e derivati dal mondo classico, ora contemporanei. Inoltre, vengono definiti i compiti e gli scopi dell’artiglieria e degli “scoppietti”, nome con cui si indicavano le armi da fuoco.
Il quarto libro sviluppa ulteriormente gli elementi di tattica esposti in precedenza, quindi passa a descrivere lo schieramento da utilizzare, in relazione alle situazioni contingenti, che deve essere strettamente legato alla necessità di conoscere perfettamente il terreno e l’entità qualitativa e quantitativa delle forze contrapposte. Successivamente viene presentata una descrizione della battaglia di Zama, inclusi gli accorgimenti utilizzati da Scipione e da Annibale. Infine vengono dati utili consigli sul modo di inseguire un nemico sconfitto, e su come ritirarsi se l’avversario risulti vincente. Nel quinto libro vengono esposte le norme da utilizzare durante la marcia e per l’impiego delle pattuglie di sicurezza. Più avanti il Machiavelli puntualizza la necessità di disporre di reparti per la vigilanza e per l’esplorazione, vicina o lontana, ed infine si occupa dell’aspetto logistico, per quanto concerne l’approvvigionamento di viveri, vettovaglie e rifornimenti vari.
La sesta sezione si occupa dei precetti di “castrametazione”, allegando in merito alcune carte dimostrative, quindi dopo essere ritornato sui compiti specifici dell’artiglieria, l’autore si intrattiene sull’azione difensiva degli alloggiamenti. Infine vengono enunciati alcuni precetti, relativi all’arte del comando.
Nel settimo ed ultimo libro si discute di “poliorcetica” e di fortificazioni permanenti o semi- permanenti.
Quasi tutti gli Stati dell’epoca avevano applicato i principi del Machiavelli, ribaditi in seguito anche nel proemio ai “Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio”, tuttavia la loro applicazione pratica aveva dato luogo a deroghe, specialmente per quanto concerne le milizie mercenarie.

Cosimo Enrico Marseglia

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