Il Tar ha definitivamente respinto l’idea di un Consiglio Regionale a 78. Una nuova vittoria per l’avvocato Gianluigi Pellegrino, che sottolinea soddisfatto: “Si tratta di uno schiaffo alla partitocrazia. Giustizia è fatta in via definitiva.

Sventata un lettura deteriore dell’ordinamento e dannosa per la società. Perché l’accademia provò a sostenerla?”. Una domanda tagliente, una bacchettata supportata dal verdetto dei giudici.
L’amarezza del celebre amministrativista leccese nasce dal fatto che autorevoli professori e importanti costituzionalisti del calibro di Loiodice, si siano schierati a difendere delle posizioni dei partiti, «concentrati a difendere solo un posto in più per un proprio uomo».
«Con le sentenze emesse oggi, giunge la parola fine su una vicenda che abbiamo sia l’orgoglio che la sorpresa di aver dovuto  sollevare in assoluta solitudine – osserva Gianluigi Pellegrino, che in questa occasione riveste il ruolo di avvocato del Movimento di difesa del cittadino che denunciò il tentativo di aumentare il numero di consiglieri -. Segnalammo subito come il tentativo di allungare le poltrone consiliari rispetto a quanto previsto dallo Statuto, fosse non solo un assurdo giuridico ma anche l’inaccettabile tentativo di optare per interpretazioni contrastanti con i valori costituzionali e con esigenze oggi più che mai avvertite dalla società».
Inaccettabile, per l’amministrativista leccese, il doppio volto del centrosinistra, che nel Lazio combatteva al suo fianco e in Puglia ha adottato un comportamento totalmente opposto: “Se il centrosinistra che pure nel Lazio al nostro fianco ha condotto analoga battaglia qui invece  è stato sordo al nostro appello per ragioni non condivisibili ma facilmente intuibili, ciò che ci sorprese di più fu l’univoco schieramento dell’accademia, in particolare quella salentina, che scese in capo per appoggiare senza se senza ma l’opzione dell’aumento delle poltrone che non solo è risultata smentita dalla Corte costituzionale,  ma che, soprattutto (è qui il punto), ha fatto risultare un pezzo rilevante della classe dirigente come impegnata a spendersi per una opzione di lettura del diritto e dell’ordinamento in aperto contrasto con valori costituzionali e con le esigenze della società. Il punto meriterebbe più di una riflessione con riguardo a quando troppo genericamente si invoca una società civile che sarebbe più virtuosa di quella politica».
In molti, effettivamente, hanno spinto per l’allargamento delle poltrone consiliari, in barba allo statuto regionale, che ne prevede 70. Subito dopo le elezioni che hanno incoronato governatore Vendola sono partiti i ricorsi: in prima linea l’ex assessore alle Risorse Agroalimentari, Enzo Russo, che con altri colleghi ha ingaggiato una battaglia per rientrare in Consiglio. Oggi è crollato anche il ricorso sull’ammissibilità del premio di governabilità, 60 per cento contro il 40 per cento della minoranza. Russo è deluso: «Resta l’amarezza di aver atteso un anno: si poteva risolvere tutto prima, senza creare inutili aspettative».
Anche Pellegrino, nonostante la vittoria, conclude con un’amara riflessione: «Per fortuna ci sono stati giudici a Berlino di ogni ordine e grado (giudice amministrativo e Corte costituzionale) che hanno fatto giustizia ed hanno impedito che prevalesse una lettura deteriore e per questo sorprendente dell’ordinamento. Ma allora la vicenda è anche emblematica di quali siano le effettive ragioni che poi conducono ad un ruolo supplente della magistratura che inevitabilmente si espande quando è insufficiente ed incerto il controllo civico e la critica sociale».
La magistratura, ancora una volta, avrebbe svolto un ruolo di supplenza, vista la latitanza della politica regionale, che non ha saputo prendere una posizione coerente con gli interessi dei cittadini: Pellegrino dixit.

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