Foto Antonio CastelluzzoFra sei mesi scadrà lo stato di emergenza per i profughi del Nord Africa arrivati qui più di un anno fa. E con la sabbia che scende nella clessidra, si moltiplicano anche i dubbi sulla gestione dell’accoglienza.

C’è il rischio, infatti, che i 1400migranti accolti nell’intera Puglia siano lasciati allo sbaraglio e non abbiano gli strumenti per inserirsi davvero nella vita sociale dell’Italia. Si è parlato di questo nel convegno “Accoglienza ed emergenza, due logiche a confronto”, tenutosi presso il Monastero delle Benedettine a Lecce e organizzato da Integra Onlus, associazione riconosciuta come ente di tutela. Il punto è come affrontare al meglio la post emergenza. Se nella prima fase, infatti, la Puglia è stata definita un modello per le altre realtà da parte della Conferenza Stato Regioni, lo scorso gennaio, ora rimane il nodo successivo, per evitare che le strutture di accoglienza, spesso piccoli complessi ricettivi, si trasformino in veri e propri parcheggi in cui tenere i migranti in stand by. Rischio che nel Salento riguarda soprattutto i centri di Palagiano, Castellaneta, Castiglione d’Otranto e Salve. “Il pericolo è che si trasformino in prede anche per la criminalità- ha detto Alfredo Mantovano, deputato Pdl ed ex sottosegretario agli Interni, presente al convegno-. Per questo è necessario un loro inserimento graduale ma pianificato nel mondo del lavoro”. Per far questo, però, è necessario anche l’apprendimento della lingua italiana, con dei corsi che non sempre e non ovunque sono stati organizzati. Finora c’è stato un problema legato ai documenti, visto che si tratta di persone entrate come clandestine in Italia. E ci sono “i tempi burocratici, per cui a un anno di distanza vi sono richiedenti che non hanno ancora sostenuto l’audizione per il riconoscimento dell’asilo politico. L’attesa rappresenta uno dei fattori di maggiore criticità per i migranti che di fatto vivono in una situazione di stand by”. Klodiana Cuka, presidente di Integra Onlus, non ha dubbi. Dopo questa fase, fin troppo lunga, però, bisogna iniziare a pensare al salto di qualità.

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