Sono arrivati alle 7,30. Camion e carriola per portare via i mobili, dritti in discarica. Si sgomberano così due appartamenti. Gli altri cinque del civico 19 di via Giravolte, a Lecce, entro il 29 giugno. Nel frattempo, però, quasi trenta immigrati non sapranno dove andare.

Probabilmente in stazione, forse a casa di qualche amico, più certamente all’aria aperta. Gli immigrati sotto sfratto, però, non ci stanno. Chiedono tempo. Almeno il 30 settembre, ma la proprietà sembra non ne voglia sapere. Gli appartamenti, se così possono essere chiamati, sono le vecchie case della “Mara”, la transessuale Antonio Lanzalonga, che, alla sua morte avvenuta nel 2004, ha lasciato in eredità alle suore Benedettine abitazioni e inquilini.

I loro contratti, però, sono scaduti da tempo, senza rinnovo, sebbene i migranti, in gran parte senegalesi e marocchini con interi nuclei familiari, sostengano di aver continuato a pagare, senza ricevuta, le mensilità di affitto. “Non è vero- ribatte Teodoro De Luca, geometra incaricato dalle suore alla gestione del patrimonio-. Esiste già un’ordinanza di sgombero del Comune, datata 8 giugno 2010, a cui abbiamo dato seguito solo parzialmente, chiudendo alcuni appartamenti in stato di precarietà. Dopo il sopralluogo di lunedì di Asl, vigili e polizia, però, non potevamo rimandare ancora”. Le condizioni degli immobili, effettivamente, sono fatiscenti, a dir poco. Non solo dal punto di vista statico, a rischio crollo, ma anche e soprattutto igienico sanitario. Manca l’allaccio alla rete idrica e fognaria, sui muri muffa e salmastro, odori nauseabondi. Certo, così non si poteva vivere. Ma c’è un però. Anche lo sfratto avrebbe dovuto essere gestito. Invece, di presenza di assistenti sociali, mediatori, rappresentanti degli immigrati, neppure l’ombra.

 

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