Foto Jessica NiglioIl presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha firmato a Lecce, ieri pomeriggio, la petizione per il proseguo della proposta di legge che garantisce l’equo compenso agli operatori dell’informazione non contrattualizzati

 

Un movimento spontaneo nato dalla protesta su facebook del cameraman Vincenzo Siciliano, quello di “Informazione precaria”, che in poco tempo ha messo in campo diverse iniziative. Posta all’attenzione del presidente nazionale dell’ordine dalla consigliera Daniela Pastore, la protesta che si stava alimentando a Lecce è stata decisiva per lo stesso presidente Iacopino, il quale ha voluto essere presente a Lecce per lanciare la petizione di raccolta firme per la richiesta di far proseguire il percorso al disegno di legge 3233 Moffa e altri, fermo alla Camera. Per l’occasione il gruppo di giornalisti locali, nati a sostegno di Siciliano e consapevoli del grave problema del precariato che ha colpito anche la professione giornalistica, hanno prodotto, ad opera di Giorgia Salicandro, un documento che possa emendare l’attuale disegno di legge con “una regolamentazione del sistema contrattuale dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro non subordinato”. La richiesta è quella di accorpare all’attuale legge Moffa, una parte della legge Lannutti, anch’essa presentata alla Camera ma bocciata in favore della 3233, in particolare: “Ai fini della regolamentazione contrattuale dei giornalisti, i soggetti che collaborano con imprese editoriali di quotidiani, di periodici, anche telematici, con le agenzie di stampa e con le emittenti radiotelevisive devono essere dalle stesse regolarizzati almeno con contratto di collaborazione coordinata e continuativa stipulato ai sensi della normativa vigente. In ogni caso, ciascun ordine regionale territorialmente competente provvede d’ufficio all’iscrizione nel registro dei praticanti dei collaboratori titolari di un rapporto di lavoro non subordinato nei quotidiani, nei periodici, anche telematici, nelle agenzie di stampa e nelle emittenti radiotelevisive che redigono articoli o effettuano servizi che rappresentino a tutti gli effetti attività professionale di tipo giornalistico, provvedendo altresì a segnalarne l’iscrizione all’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (INPGI)”. I benefici della legge devono essere estesi anche ai giornalisti che lavorano negli uffici stampa. Un’altra richiesta è stata avanzata al congresso regionale di Assostampa attraverso la rappresentante sindacale Francesca Mandese che ha letto una mozione, poi approvata, precedentemente scritta dal portavoce del gruppo Informazione precaria Gabriele De Giorgi: “[…] la priorità è far emergere, in tutta la sua complessità e profondità, la questione del precariato e dello sfruttamento nelle realtà dell’informazione locale, rispetto ad una parte della quale – il sottobosco, cioè, delle figure che sfuggono agli inquadramenti classici – il sindacato sconta un ritardo oggettivo. Per questa ragione Informazione precaria – che intanto è entrato in contatto con gruppi analoghi sorti in varie regioni italiane – chiede, ad Assostampa in primis, di recuperare il terreno perduto con uno scatto in avanti, senza esitazioni. Se la buona informazione è un presidio, tra i più preziosi, a garanzia della democrazia, la tutela della dignità umana e professionale di tutte le categorie che ne fanno parte ne è la premessa indifferibile.

Nelle quasi tre ore di discussione partecipata all’assemblea a cui ha preso parte oltre a Iacopino, anche Paola Laforgia presidente regionale, il vice presidente Pierpaolo Lala, i rappresentanti sindacali di categoria e federali e una parte della rappresentanza politico-parlamentare leccese, il presidente nazionale ha esordito facendo anche un mea culpa, suo e di tutta la categoria della generazione precedente per non essere stati in grado di recepire le necessità che nel frattempo il mondo dell’informazione richiedeva. In particolare per la mancata capacità all’autoregolamentazione che incentiva la nascita delle Carte, come la neonata di Firenze attraverso la quale si dà una normativa con responsabilità specifiche ai direttori di testata. Nel corso della discussione, tante le proposte pervenute dalla platea, in particolare Marilù Mastrogiovanni ha chiesto al’Ordine un monitoraggio attento tra gli iscritti. Per il 2011, tra gli oltre 3mila iscritti, poco più di 700 risultavano con una posizione contrattuale in regola, per ovviare a questa discrasia, la Mastrogiovanni ha avanzato la  richiesta di fondi Por regionali a garanzia e a tutela della gestione autonoma della professione. E proprio sul capitolo “fondi” si è aperto lo scenario tristemente noto della scorretta gestione. Lo ha evidenziato la senatrice Poli Bortone nel corso del suo breve intervento quando ha dichiarato che spesso servono a finanziare testate di partito. Mentre l’onorevole Bellanova ha denunciato l’intervento delle lobby sulla mancata attuazione del disegno di legge. Per questo ha chiesto che, in tempi stretti, l’Ordine, le organizzazioni sindacali e i rappresentanti di categoria, con una delegazione e  insieme ai gruppi parlamentari sollecitino il presidente della Commissione su un incontro con il ministro Fornero.

Lavoro complicato, ha dichiarato Iacopino in chiusura, ma molto spesso le difficoltà vengono dall’interno. Una fra tutte, lo stazionamento dei pre-pensionati nelle redazioni che ostacolano l’ingresso ai praticanti e si accontentano di una retribuzione notevolmente inferiore al dovuto. Mentre sul fronte tv locali e per la situazione di mancanza tutelare in cui versano i dipendenti di canale 8, Iacopino non ha esitato sulla richiesta da fare al Corecom per il taglio dei fondi.

 

 

CONDIVIDI