Carlo Levi è nato a Torino nel 1902 ed è morto a Roma nel 1975. Oltre che scrittore di fama internazionale ed anche medico, è considerato uno dei maestri della pittura italiana contemporanea. Egli svolse un’attività antifascista e scontò due anni di esilio in Lucania.

Le sue opere animate da profondi interessi sociali ed umani sono conosciute e diffuse in tutti i paesi, la più famosa è appunto “Cristo si è fermato a Eboli”, un classico della letteratura italiana scritto nel 1945.  Un libro che è diventato anche film grazie all’abile regia  di Francesco Rosi ed alla magistrale interpretazione di Gian Maria Volontè.
Condannato nel 1935 al confino politico, il torinese Carlo Levi è obbligato a scontarlo in un povero e dimenticato paese della Lucania. Il libro, pubblicato nel 1945 e seguito da un successo mondiale, racconta l’esperienze vissute dall’autore nella vita quotidiana tra la gente povera e rassegnata di Gagliano, nome di fantasia di Aliano, realmente esistente.  Fedele ed a tinte forti, come fosse uno dei suoi tanti quadri, lo scrittore-pittore narra magistralmente la misera condizione dei “paesani”, i contadini meridionali degli anni Trenta.
Un modo di vita arcaico, istintivo, dove la religiosità si confonde con il paganesimo e la magia ed in questi luoghi remoti dell’Italia le persone paiono vivere il pigro scandire del tempo con un sentimento di pessimismo e sconfitta rispetto a ciò che accade nel resto della Nazione dove, in quel momento, si pensa alla conquista dell’Africa orientale.
Il tema affrontato abilmente è quello dello stato di oppressione, emarginazione ed esclusione subita dalla popolazione contadina lucana erigendosi a simbolo di quelle parti dell’Italia e del mondo, dove la vita è resa estremamente complicata dalle tipiche condizioni ambientali e sociali. E’ la “questione meridionale” che sta nascendo come problema politico e sociale.
La realtà minuziosamente raccontata, infatti, probabilmente non è differente da quella del popolo abruzzese o calabrese o di qualsiasi parte di quel Sud-Italia che, non moltissimi anni addietro, sembrava separata dal Centro-Nord italiano da una vera e propria cortina immaginaria, esattamente come se la Provvidenza ed il progresso si fossero fermati appena qualche paese prima, appunto a Eboli.
Tuttavia il libro ci offre anche un’altra indiretta chiave di lettura. La civiltà contadina, infatti, è pure un complesso globalmente positivo di valori da riconoscere e custodire gelosamente, un modello umano che deve trovare un suo spazio tra i costumi culturali che si tramandano nel Paese ed il testo conserva, quindi, la sua caratteristica attualità e bellezza. Attuali, infatti, sono il permanere dell’enorme divario di sviluppo tra Centro-Nord e Sud Italia come anche la riscoperta delle nostre antiche tradizioni popolari.
Una curiosità degna di nota:  il titolo di questo classico intende spiegare che a Eboli, città della campagna in provincia di Salerno, si ferma inesorabilmente la “vita umana”, la civiltà, la storia, la libertà  ed il progresso denominate dall’autore metaforicamente “Gesù”, quindi questa frase notissima “ Cristo si è fermato a Eboli” significa che Cristo in quei luoghi non è mai giunto!
Mentre leggevo per la prima volta questo libro di Carlo Levi, lì dove le lettere si accavallavano ed intersecavano per regalarmi emozioni sotto la luce fioca della mia lampada da notte, scorrevano nella mia mente tutti i personaggi, tutti i luoghi e tutte le storie che il medesimo ha vissute e sapientemente descritte. Romanzo-verità, che consiglio di leggere e meditare attentamente soprattutto alle nuove generazioni affinchè apprendano la sicurezza dell’esistenza della bontà umana e dello straordinario destino di un popolo privo di conoscenza.
Buona lettura e meditazione!