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Insieme per boicottare gli Europei di calcio 2012 in segno di protesta contro l’ignobile costume dei paesi ospitanti di sterminare i randagi, gatti o cani che siano, al fine di ripulire le strade delle loro città.

Ieri alle ore 19.00 circa, Piazza Sant’Oronzo ha cominciato a prendere vita: tantissime persone, la maggior parte accompagnate dal proprio fedele amico a quattro a zampe, si sono riunite vicino agli stand della Lav, Lega Anti Vivisezione di Lecce, e dell’associazione NuovaLara.
La manifestazione, organizzata dai due gruppi appunto, mirava al raggiungimento delle firme necessarie al fine di far osservare un minuto di silenzio in segno di lutto prima dell’inizio della partita di inaugurazione e imporre l’obbligo di indossare la fascia nera sul braccio ai giocatori. Tutte accortezze simboliche per non dimenticare che con l’approssimarsi dell’appuntamento internazionale, l’Ucraina ha moltiplicato le uccisioni di randagi per rendere le strade delle città interessate perfettamente lustrate e rassettate.
“L’Ucraina, il calcio e la vergogna di un massacro insensato”, questo il titolo dedicato all’evento che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, molte delle quali hanno indossato un nastro arancione, simbolo della lotta contro i maltrattamenti degli animali a causa di un evento sportivo che dovrebbe invece rappresentare un momento di gioia, unione e sano divertimento.
All’imbrunire sono stati trasmessi diversi video, testimonianza del massacro e del tacito benestare delle autorità locali che da due decenni si rendono complici di una pratica brutale e feroce. Avvelenamenti, uccisioni, maltrattamenti senza precedenti, alcuni cani sono stati addirittura seppelliti vivi nelle fosse create ad hoc per contenere gli innumerevoli corpi, altri sono stati bruciati nei forni itineranti. Inutile l’appello delle tante associazioni animaliste intervenute per porre fine a questa brutalità. Andrea Cisternino, fotografo reporter italiano, si è trasferito a Kiev da alcuni mesi dove ha avuto modo di documentare l’intera serie di barbarie a cui, quelli che dovrebbero essere considerati i migliori amici dell’uomo, sono stati sottoposti negli ultimi mesi, quando l’impegno per l’arrivo di migliaia di turisti diventava incalzante e bisognava correre ai ripari. Ai ripari per colpa di un’amministrazione mal funzionante, un’amministrazione che dispone di canili con capienza massima di 300 unità e che vede come unica soluzione lo sterminio totale, il più infimo degli espedienti.
I volantini distribuiti ieri riportavano testuali parole: “Da vent’anni, in Ucraina, è d’uso ammazzare i randagi, ma dal 2010, all’approssimarsi dell’appuntamento internazionale, le uccisioni si sono moltiplicate ad un ritmo impressionante. Secondo le associazioni e i volontari che operano sul posto, il numero degli animali, comprendenti cani e gatti, brutalmente liquidati si aggira tra i 20 e i 30 mila. Gli ospiti sgraditi delle città ucraine, che devono mostrare il loro volto migliore a turisti e tifosi, sono stati eliminati a bastonate, a fucilate o col veleno e le loro carcasse rapidamente bruciate in forni crematori. Sono stati sensibilizzati i media di tutto il mondo. Sono intervenute le autorità politiche dei singoli paesi, le associazioni animaliste, europarlamentari, la commissione europea e soprattutto l’Uefa, che ha finanziato lo Stato ucraino perché costruisca rifugi per cani e realizzi campagne di sterilizzazione ma, nonostante ciò, i massacri sono continuati”.
Chiara Fiordaliso, responsabile Lav per Lecce e provincia interviene: “Una strage come quella che si è consumata spesso divide il mondo animalista, ma questi muri sono finalmente caduti e quello che è successo non può essere ignorato o dimenticato. Lo sport, che per sua definizione è gioia e senso di appartenenza non può essere fonte di dolore”, seguita da Fabio Ippolito,  rappresentante della NuovaLara, associazione che gestisce il canile sanitario e opera sul territorio salentino con un gran numero di volontari: “Il problema del cane in Ucraina non è distante da noi. Vi è una situazione di abbandono e mancanza di controllo. Quello che è successo può accadere ovunque e abbiamo avvertito questo problema come un qualcosa che ci tocca in prima persona e per questo motivo abbiamo voluto fortemente aderire a questa manifestazione”.
Chiudiamo con un pensiero di Gandhi, scritto a chiare lettere sui cartelloni degli stand: “Giustizia e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”.
Pamela Villani

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