La Cassazione ha rigettato il ricorso: la condanna a 18 anni di carcere inflitta a Luigi Pasquale Blasi, il meccanico 55enne di Melpignano per l’omicidio del nipote 34enne, Antonio Blasi, è divenuta definitiva.

Il delitto risale alla notte tra il 20 ed il 21 dicembre del 2007.

Il procuratore generale aveva chiesto alla Prima sezione della Corte di Cassazione, dinanzi alla quale si è celebrato il processo, di riconoscere l’infermità mentale del 55enne. Ma gli ermellini non ne hanno voluto sapere. Già precedentemente l’esclusione della premeditazione aveva portato ad una riduzione della pena, da 20 a 18 anni.

L’omicidio è legato a dissidi fra parenti legati a problemi di terreni confinanti. Fu lo stesso Blasi, pochi giorni dopo, a recarsi spontaneamente presso la caserma dei carabinieri di Corigliano d’Otranto per confessare il delitto. I dissidi andavano avanti da anni ed erano riconducibili ad una servitù di passaggio pretesa sul terreno del figlio dell’imputato, Vittorio. Pare che su quel suolo si fossero verificati spesso dei danneggiamenti, ed il meccanico, armato di fucile da caccia, era solito controllare la zona.

Quel pomeriggio, di cinque anni fa, l’uomo vide la Mercedes del nipote Antonio, uscire dallo stradone tramite il quale si accedeva al fondo di Vittorio. La vittima aveva anche spostato la transenna che impediva l’accesso al terreno. I due iniziarono a discutere e nacque una colluttazione, durante la quale la vittima venne prima colpita da un colpo di fucile al braccio. Poi, ripetutamente al volto con il calcio e la punta dell’arma, al punto da spezzarla.

L’imputato era difeso dagli avvocati Pasquale Corleto e Salvatore Abbate.

I familiari della vittima si erano costituiti parte civile con gli avvocati Francesca Conte e Antonio Amato.