“Mi sono solo difeso, lui voleva uccidermi”. Ha ricostruito ogni fase dell’omicidio del 39enne di origini sarde Giampiero Murinu, l’assassino reo confesso Diego Alfieri. Davanti al gip Antonia Martalò, si è tenuto in mattinata l’interrogatorio di convalida dell’arresto del 31enne di Nardò, accusato di omicidio volontario

, aggravato dai futili motivi, e di porto abusivo di arma da fuoco. Due colpi di pistola calibro 7,65 nell’auto della vittima, una Lancia Phedra, chiusa automaticamente dall’interno. Il delitto è stato consumato nelle campagne tra Collemeto e Galatone, in contrada “Case Rosse”.

“Si era fermato proprio lì, in quel punto della proprietà, dove giorni prima mi aveva confessato di custodire alcune armi- ha spiegato Alfieri che ha aggiunto- improvvisamente ha tirato fuori una pistola da sotto il sedile su cui sedeva la moglie. Lei da tempo mi ripeteva dei sospetti del marito che, se avesse scoperto della nostra relazione, ci avrebbe ammazzati tutti e due”. Minacce di morte che però sono state smentite dalla donna.

Proseguono le indagini coordinate dal sostituto procuratore Paola Guglielmi, e condotte daicarabinieri della compagnia di Gallipoli, dagli agenti del commissariato di Galatina e della squadra mobile, per tracciare i contorni di una vicenda, ancora poco chiara.

Che fine ha fatto l’arma del delitto, che Alfieri sostiene gli sia stata consegnata qualche giorno prima dalla Vagliani? Chi avrebbe inviato un sms all’assassino dal cellulare del figlio maggiore della vittima un quarto d’ora dopo l’omicidio? “Sono già arrivati” c’era scritto.

E’ vero che Murinu tirò fuori una pistola? L’arma non è stata trovata. Come non è stata ancora trovata – obietta la difesa di Alfieri, rappresentata dagli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna- la 7,65 con cui è stato commesso l’omicidio.

Domani mattina la Procura conferirà l’incarico al medico legale Alberto Tortorella, che si occuperà dell’autopsia sul cadavere della vittima.

 

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