Ricchissimi di pesce di ogni specie e varietà, i mari pugliesi offrono una grande opportunità di lavoro e sostentamento per le popolazioni locali, che ancora oggi vivono di questa attività ancora redditizia e remunerativa.

Questo importante esercizio permette a molte famiglie di mantenere viva la tradizione ittica della pesca e nello stesso tempo crea una considerevole attrattiva turistica per amanti dello sport e “girovaghi” appassionati di grotte e mare. E’ esattamente quello che succede a Torre Vado, dove abbiamo incontrato Jonathan e suo padre Nicola Bonerba, pescatori di professione, vantano una prosperosa attività di pesca soprattutto in inverno, mentre in estate trasformano la motonave, e l’azienda di famiglia acquista un duplice volto: di notte pesca e di giorno attrazione per turisti. “Quello che noi pratichiamo si chiama pescaturismo e nel Salento siamo solamente in due a realizzare questo genere di escursioni” ci spiega Jonathan, intento a separare il pesce da destinare alla ristorazione e ai grossisti. La motobarca ATTILA II, questo è il nome del peschereccio su cui siamo stati cordialmente ospitati, offre giornalmente la possibilità a turisti e locali amanti del mare e dell’avventura, di trascorrere una serena giornata a bordo alla scoperta delle coste ioniche che vanno da Torre Vado verso sud-ovest fino a un miglio, dove verranno recuperate le reti lasciate in mare la sera precedente. I passeggeri potranno aiutare l’equipaggio nel recupero e nella pulitura del pesce che poi, su richiesta, verrà cucinato a bordo per tutti i presenti. L’esperienza sarà tra le più entusiasmanti se si unisce la scoperta delle incantevoli grotte che rendono la costa salentina una delle più affascinanti d’Italia. Alla partenza sarà impossibile non notare la maestosa torre Saracena che domina il porto di Torre Vado. Proseguendo in mare verso Santa Maria di Leuca diverse sono le insenature e grotte da ammirare fino ad arrivare a Punta Ristola, estremità del Sud  Italia, e poi Punta Meliso, là dove il mar Ionio incontra l’Adriatico. L’itinerario si conclude con la visita del versante adriatico dove altrettanti scenari naturalistici toglieranno il fiato ai visitatori.
Jonathan, 25 anni appena, ma con un’esperienza da far invidia, propone un tour più ravvicinato della costa con la sua omonima barca, più piccola e facile da gestire tra le insenature. Infine per i festaioli, la notte può essere molto lunga a bordo, tra apericena, compleanni e feste di ogni genere.
La passione e la professionalità che si evince ci fa capire quale profondo amore per il mare sia insito nel giovane pescatore: “La pesca è praticata sempre meno dai giovani. Di solito, come nel mio caso, il mestiere viene tramandato da padre in figlio, ma non è facile lavorare bene. E’ necessario avere una buona base, conoscere bene il mare e sapere per esempio come buttare le reti”.
Ci lasciamo trasportare dal dondolio dell’acqua e ci perdiamo nella spiegazione dei vari tipi di pesca praticati: “bolentino”, tecnica sportiva praticata con canna da pesca a motore spento; “traina”, principalmente eseguita in vicinanza della costa con canne adeguate e motore in movimento; “pesca a strascico”, metodo meno utilizzato ma che consente di recuperare molto pesce trascinando reti a maglie larghe con la barca in movimento.
Quello che attira infine la nostra attenzione è il relitto al largo del porto e chiediamo informazioni al nostro mentore del mare: “E’ una nave turca affondata nel 2007. Si trova ad un km circa di distanza dal porto ed è a 18 metri di profondità. La cabina del comandante è a meno di 4 metri e quindi facilmente raggiungibile anche in apnea. E’ comunque perfettamente visibile da bordo in condizioni ottimali. La pesca è interdetta ma, una volta scampata la catastrofe ecologica,  i vantaggi derivati da questo spiacevole episodio sono stati considerevoli”. Da allora infatti i 65 metri di lunghezza della nave hanno iniziato ad accogliere tutte le forme di vita sedentarie trasportate dalle correnti, più le innumerevoli specie ittiche che nella complessa struttura trovano valido rifugio.
Restiamo ancora un po’ a bordo con l’equipaggio al completo e tra una battuta e una risata arrivano anche i grossisti che caricano gran parte del pescato. Il resto del pesce, ci spiegano, verrà poi distribuito ad alcuni ristoranti convenzionati, come “Nilo e Sira” che accoglie spesso i turisti affamati una volta terminata l’escursione, i quali si riversano nella sua accogliente dimora a Barbarano del Capo.
Salutiamo tutti con rammarico per le belle ore trascorse, ma il mare mette appetito ed è ora di ritirarsi anche per Jonathan e Nicola, sorridenti e per nulla provati dalla fatica della nottata. Sarà l’aria di mare ad essere salubre, ma i nostri amici di Torre Vado sembrano avere veramente una marcia in più. Perciò auguriamo loro una buona estate, fieri di iniziative come questa che fanno crescere il nostro Salento e tengono vive le nostre tradizioni.
PER INFO: 339 4102230
Pamela Villani

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