Foto Francesco MoscagiuliArriveranno da tutta Europa per il trackday nella Pista Ntc di Nardò, ma loro sono pronti a fare i “guastafeste” per dare risonanza alla loro vertenza. I 15 ex collaudatori del circuito neretino non ci stanno a rimanere fuori dalla nuova storia che la Porche è pronta a scrivere nel Salento, dopo l’acquisto, l’11 aprile

scorso, della Pista su cui vengono provate le nuove creature delle più blasonate case automobilistiche europee, dalla Ferrari alla Mecedes, dall’Audi a Bmw e Lamborghini. Saranno in sit in, domani, a partire dalle 10, di fronte ai cancelli per far richiamare l’attenzione sulla loro delicata situazione. E distribuiranno un volantino che recita così: “Oggi si presenta alla pubblica opinione ed al territorio un grande evento scintillante con tante luci dei riflettori, ma anche con tanta ipocrisia che va smascherata. Qui fuori ci siamo noi, un gruppo di lavoratori che è in sofferenza da ben tre anni, tra chi vive di una misera cassa integrazione e chi addirittura è senza reddito. Lavoratori che hanno fatto la fortuna economica di chi ha gestito la Pista di Nardò grazie ai bassi salari (4 euro all’ora) e all’ipersfruttamento. E quando, da circa due anni, abbiamo rivendicato il diritto al nostro legittimo ritorno al lavoro, abbiamo trovato un muro di gomma e tanti “nemici”. Mai in questi due anni c’è stata la reale volontà “politica” di risolvere questa vicenda e prova ne è l’ultimo incontro presso al Provincia di Lecce (l’ennesimo) con soli “NO” del management che, guarda caso, nonostante il cambio di proprietà  (che aveva alimentato tante speranze di pulizia e di “nuovo”), è sempre lo stesso  “vecchio” che ha creato le condizioni di ipersfruttamento e la nostra cacciata, ed ha impedito il nostro rientro al lavoro nonostante ce ne siano le condizioni. E ci chiediamo: ma la Porche (nuova proprietaria) conosce la nostra situazione? E soprattutto ha la volontà di risolvere questa vicenda?
Quello che è certo è che siamo  alla disperazione e non molleremo mai e faremo sempre i “guastafeste” (non per nostra colpa), sino quando non torneremo al lavoro!”

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