Portami negli occhi
e tienimi vicina 
e tienimi lontana
come
dentro un’onda

Nicoletta Nuzzo è nata nel 1955 a Galatina (Lecce). Dopo gli studi  filosofici all’Università di Bologna si è interessata di Orientamento e Formazione professionale, d’Imprenditoria femminile ed attualmente vive a Perugia.
Ha pubblicato Cronache di un gatto professionista (Manni 2006) ed Un gatto senza vanità (Rupe Mutevole 2010).
Negli spazi dell’ Associazione Culturale  Evaluna di Lecce alla presenza di Loredana De Vitis, Giornalista e Scrittrice, il giorno 14 giugno 2012, si è svolta la presentazione della raccolta poetica Portami negli occhi di Nicoletta Nuzzo, Premio Nazionale Il Paese Delle Donne 2011, Rupe Mutevole Edizioni nella collana Poesia, la cui prefazione è a cura della filosofa, storica e docente Patrizia Caporossi.
Il volume di facile lettura, finemente rilegato, racchiuso in 120 pagine e con l’immagine di copertina a cura dell’Artista Pina Nuzzo, è un fragile e forte viaggio poetico diviso in ben sette percorsi tematici: Madre, Mare, D’Amore, Tempo, Recherche, Cambio, Preghiera, in cui è consigliabile accedere in punta di piedi, per i profondi sentimenti, emozioni, sensazioni ed illuminazioni  in esso narrati, tipici della profonda esigenza di comunicare con la necessità di emanciparsi  da uno stato di sensibilità interiore, osservati con un’accurata analisi introspettiva.
Il movimento del libro nell’ambito di ogni tema, che definirei un piccolo, grande scrigno da custodire gelosamente nella propria libreria è quello dell’inesorabile alternanza tra vuoto e pieno, di fusione e separazione, lotta di opposti, leggiadra danza per ricordare e dimenticare come nella soave poesia Rinascere,  che rappresenta il continuo moto ondoso come si evince nella lirica di copertina.
Rinascere
gli opposti mi sfiorano
e per non perdermi
ogni giorno ha il suo rito:
una danza per dimenticare
e per ricordare.
La sua poesia è l’arte di liberare il suo particolare animo sensibile riuscendo a catturarlo in poche ma efficaci parole, tipica espressione di generosità nei confronti di chi legge, lì dove il lettore non fa altro che impossessarsene filtrando la realtà e farne nutrimento per la propria mente ed anima, espressione sublime del senso della vita, in una personale fusione di stupore e saggezza, sì perché “La parola è come acqua di rivo che riunisce in sé i sapori della roccia dalla quale sgorga e dei terreni per i quali è passata”. Giorgio Pasquali.
In una gradevole serata di primavera inoltrata, ho incontrato la versatile poetessa, che è stata ben lieta di rispondere ad alcune mie domande:
“Nicoletta, cosa rappresenta la poesia nella società odierna?”
“La poesia oggi più che mai penso rappresenti la possibilità di entrare in contatto con la parte più profonda di noi stessi, con un “sentire originario” di emozioni e pensieri che possa dare un senso al nostro percorso esistenziale”.
“E’ un’arte riservata solo a pochi illuminati, oppure tutti oggi, possono scrivere versi, rime e pensieri?”
“Non esiste un’unica narrazione della realtà ed allora penso sia importante che ognuno di noi dia la sua versione attraverso la scrittura, al di là del valore letterario che questa può manifestare. E se ciò vale per l’evoluzione di tutti è particolarmente cruciale per quella delle donne per uscire dal “mutismo di una lingua altrui”.

“La poesia è un racconto con le parole essenziali: quelle tecniche infreddoliscono la poesia, quelle banali la rendono inutile, mentre quelle semplici, nude e calde, la rendono unica. Cosa ne pensa?”
“Mi piacciono le parole “nude e calde”, senza orpelli, dove il movimento è quello del togliere fino all’essenza. Ed è così che anche nelle mie poesie le parole sono scelte non per ragioni estetiche ma per necessità,  stabilendo un’alleanza che mi aiuti a mettere “in verità” i vari momenti della mia esistenza”.
“C’è qualcosa di eterno nelle sue poesie?”
“C’è una forte interrogazione di senso sui temi eterni, archetipi ( Madre, Mare, Amore, Tempo…), di richiesta sospensiva del dolore, della solitudine come racconta questo mio verso”…
io acqua soffice
mi porterò davanti ai corpi che se ne vanno
per implorare la fine dell’addio e l’inizio del ritorno
subito”.

“Se dovesse sintetizzare in una frase il senso del suo lavoro quale sarebbe?”
“ Portami negli occhi racconta di un processo d’identità al femminile contraddittorio, come altrettanto tra due forze contrapposte: opposti i desideri ed opposte le volontà, quella del passato con la sua tenacia e quella del nuovo con la sua fragilità. In questa dimensione le mie poesie rappresentano per me una pratica, un esercizio d’identità”.
“Progetti per il futuro?”
“Poesia. Ancora un’altra raccolta di poesie”.
“Grazie per l’intervista concessami e buon lavoro!”
“Un grazie speciale Mariagrazia per la sua cura così sensibile ed attenta per la mia poesia”.

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