Turi (Bari): stradine strette, tortuose sulle quali si affacciano case modeste e palazzotti, portali con mascheroni, finestroni con decorazioni in pietra opera dei valenti scalpellini turesi, balconi con ringhiere in ferro battuto, scalinate con pianerottolo che immettono al primo piano e porticine che si aprono nei sottani,

un piccolo mondo antico dove il tempo  sembra essersi fermato, come per incanto, lì dove il clima è salubre e la gente semplice e cordiale, un vero e proprio paesaggio da cartolina che vi propongo subito di visitare, come ho fatto io!
All’inizio di aprile, la campagna turese, presenta infinte distese di bianco, per lo schiudersi dei fiori di ciliegio che da lontano paiono piste innevate che affascinano il visitatore inducendolo a pensare che la primavera sta finalmente per esplodere in tutta la sua bellezza. Un lungo inverno, non ancora lontano, sembra cedere il campo alla fiera del bianco che profuma l’aria e rinfresca la vista.
Alcune varietà di ciliegie, si sono già spogliate dei petali per mostrare già una piccola drupa verde chiaro, prima di trasformarsi in una ciliegia rossa e succosa, mentre il tempo mutevole induce i laboriosi agricoltori a difenderle dai parassiti pronti ad annidarsi inesorabilmente tra le pieghe dei frutti.
Tutta la comunità  comincia a prepararsi adeguatamente per l’arrivo del  9 e 10 giugno con la sagra turese della ciliegia Ferrovia, un trionfo di frutta polposa e profumata ben esposta in colorate bancarelle per la gioia dei numerosi visitatori,  che è una cultivar di ciliegio largamente coltivata in Italia ed apprezzata in tutto il mondo, organizzata dalla Pro Loco e dall’Amministrazione Comunale. Essa ha la caratteristica di essere “grossa”, terminante a punta e di possedere un peduncolo lungo.
Le prime notizie della ciliegia suddetta si hanno nel lontano 1935, con il primo albero che nacque da un nòcciolo di ciliegie vicino ad un casello ferroviario delle Ferrovie Sud-Est a circa 900 metri dalla periferia di Sammichele di Bari e gli abitanti di questo paese la chiamarono “Ferrovi” perché l’albero era nato nei paraggi dei binari, lungo il carraio che conduce alla Masseria Sciuscio. Per alcuni anni l’albero fu curato dal casellante ferroviario dell’epoca Rocco Giorgio.
In seguito si è ampiamente diffusa sul territorio del sud-est barese fino ad arrivare ad essere la principale cultivar di Turi e Conversano, entrambi paesi limitrofi  che vantano una delle maggiori produzioni in Italia ed il suo sapore è intenso tanto da renderla preferita per la distribuzione alimentare. Si può mantenerla fresca per una settimana circa pronta per essere esportata in tutta l’Europa tramite camion frigoriferi.
In cucina le ciliegie sode, di un bel colore vivo e brillante, di quelle che  una tira l’altra, si possono  usare crude al naturale, aggiunte alle macedonie e sorbetti, gelati e budini rappresentando le protagoniste per la preparazione di dolci al cioccolato, crostate e dolci con frutta candita. Con esse si producono inoltre sciroppi, marmellate, succhi, mostarde, vini ed acquaviti  come il maraschino ed il ratafià, in Alsazia il Kirsch ed inoltre  sono utilizzate pure in accompagnamento con alcuni piatti prelibati di selvaggina.
Discreta fonte di vitamina C in base al tipo di ciliegia che consumiamo, esistono delle diverse proprietà nutrizionali:  quella dolce, per esempio, ci fornisce una quantità di potassio superiore a quella acida. La ciliegia selvatica ha proprietà diuretiche, antireumatiche, lassative e disintossicanti, mentre i peduncoli sono usati per la preparazione di ottimi infusi che hanno un effetto diuretico.
Ed ora, una simpatica curiosità: la ciliegia, secondo la tradizione giapponese, è simbolo di prosperità, mentre in Inghilterra sognare la pianta indica che è pronta una disgrazia!

Un viaggio è sempre una piacevole scoperta, non solo di luoghi nuovi ma anche di ciò che essi apportano alla nostra mente ed al nostro cuore… viaggiare è esplorare se stessi!
“La vita è una ciliegia, il nocciolo la sua morte ed il ciliegio è l’amore”. Jacques Prèvert