Alfonso Rampino, in mattinata, ha presentato la squadra che lo coadiuverà nel coordinamento del Pd cittadino, per traghettare il partito al congresso di ottobre. Nella squadra ci sono giovani e nuove forze, ecco i nomi: Alessandra Pinto,Anna Capone, Antonio Grassi, Chiara Caputo

, Davide Leone, Diego Dantes, Emilio Micocci, Giovanni Castoro, Giovanni Marsella, Lidia Faggiano.

Oggi ha presentato la squadra del ‘coordinamento provvisorio cittadino’, quali caratteristiche presentano le persone che lei ha scelto?

«Sono persone che hanno avuto il coraggio di metterci la faccia in un periodo difficile. È un gruppo di lavoro aperto che ingloberà tutti coloro che hanno voglia di dare un contributo. Traghetteremo il partito fino al congresso, ponendo in essere le condizioni che consentiranno di avere un dibattito vivace e vero».

Quali criteri ha utilizzato per selezionare la sua squadra?

«Prevale la linea giovane: abbiamo coniugato esperienza con novità. Volevamo una squadra fresca: si pensi a Emilio Micocci, segretario dei giovani democratici e membro del senato accademico, Diego Dantes, Chiara Caputo e tanti altri giovani capaci. A questi si unisce Lucia Viola, componente della segreteria regionale dei giovani democratici, e Antonella Indilli, componente della commissione di garanzia. Noi avremo il compito primario di lanciare una grande campagna di tesseramento, che dia il senso della militanza: un tesseramento vero che permetta al partito di riaprirsi e acquistare il dialogo con la città».

In poche parole, volete radicarvi sul territorio e puntare sulle nuove leve: un compito difficile a Lecce, vero?

«Vogliamo andare oltre ai vecchi schemi di partito, rinnovare. Vogliamo radicarci sul territorio con la presenza quotidiana e continua, con un lavoro sinergico tra partito e gruppo consiliare, con nuovo spazi di riflessione aperti, con nuovi progetti e nuove forme di iniziativa politica. È chiaro che in 4-5 mesi non potremo fare i miracoli, ma potremo costruire le fondamenta per la grande casa dei democratici: l’organismo che verrà legittimamente eletto nel congresso dovrà completare l’opera».

Marra è un capro espiatorio o il colpevole di una débacle evitabile?

«Marra è un giovane professionista che deve continuare a essere valorizzato. Fabrizio ha fatto un gesto di grande dignità politica assumendosi le sue responsabilità, senza avere tutte le colpe, perché le responsabilità sono da imputare a tanti e ci sono tante concause nella sconfitta leccese. Io ho individuato la mia squadra, evitando correnti e correntine: è finita la stagione dei veti, voglio gente in grado di navigare in mare aperto. Dobbiamo rimodulare il linguaggio, evitare le vecchie logiche dei partiti sclerotizzati, accettare l’impegno, l’apporto di tutti e Marra è ancora utile».

Lei parla di giovani e rinnovamento, ma in molti hanno criticato la sua nomina come una soluzione dirigista, non discussa con tutti. Come risponde a queste accuse?

«Le polemiche sono normali, ci sono sempre: chi non fa, non viene criticato. Noi ripartiamo da persone che hanno delle responsabilità nel partito e nelle istituzioni. Io sto solo coordinando un gruppo di lavoro che deve mettere le basi per l’elezione del nuovo coordinamento, desidero che tutti partecipino. L’obiettivo è quello di avere un congresso vero».

Coredella, di Sel, ha addossato tutte le colpe della disfatta leccese al Pd. Marra ha detto che è scandaloso ricevere le accuse da parte di un partito che non ha speso nemmeno il suo simbolo nelle elezioni leccesi. Lei cosa dice?

«Come dare torto a Fabrizio? È paradossale e fuorviante addossare la colpa che in parte è di Sel. Io dico che in questo momento bisogna lanciare il cuore oltre l’ostacolo e ripartire: è inutile cercare dei colpevoli. Meglio cercare di allargare una coalizione che, secondo me, dovrebbe essere più ampia. È paradossale ricevere rimproveri da un partito, il Sel, che ha preferito confondersi in una lista civica, invece di presentare il proprio simbolo e la propria proposta politica».

I grandi partiti sopravviveranno alle liste civiche e ai movimento come quello di Grillo?

«Si sopravvive se ci si attrezza a essere funzionali rispetto alle cose che ci sono da fare e al ruolo dei partiti: dobbiamo soddisfare i bisogni della gente. I partiti devono superare le logiche interne dei veti incrociati. Oggi dobbiamo entrare nella fase della navigazione in mare aperto: una sfida difficile, ma da fare».

Come sarà l’opposizione alla giunta Perrone, inflessibile e dura o collaborativa?

«Il partito vuole lavorare in sinergia con il gruppo consiliare: vogliamo fare da cassa di risonanza alle esigenze dei cittadini. Voglio lanciare un invito a Perrone: lanci il cuore oltre all’ostacolo e si sbrighi a fare la sua giunta».

Alberto Capraro

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