Un tavolo con una sentenza già scritta. Non si torna indietro sui 22 licenziamenti collettivi degli operai Hds, l’azienda che ha assorbito i dipendenti del gruppo Franci che si occupavano della movimentazione all’interno della manifattura tabacchi di Lecce.

L’incontro in Confindustria con l’azienda di Pomezia ha messo alle strette le speranze. È blocco totale delle commesse e questo rende “ inevitabile e non ulteriormente differibile” la collocazione in mobilità dei lavoratori. L’amministratore delegato Alessandro Paoletti ha ribadito quanto anticipato nelle lettera fatta recapitare ai sindacati nel fine settimana. Effettivamente, così è. Così sembra, meglio. Hds si è presentata- è stata presentata da Bat- con in tasca un portafoglio di accordi commerciali con il colosso dell’energia alternativa Global Solar Found, il gruppo d’investimenti lussemburghese proprietario della gran parte degli impianti fotovoltaici del Salento e già noto per la vicenda legata agli “schiavi del sole”. Su quei parchi, Hds avrebbe dovuto svolgere attività d manutenzione dei pannelli e sfalcio dei terreni per complessivi 17mw di estensione. Invece, il rapporto con Gsf si è bloccato, ha fatto sapere Paoletti. Di più, non si sono mai conclusi i contratti con le altre due realtà del settore individuate, vale a dire Beghelli ed Espe. Di conseguenza, il piano industriale, presentato agli inizi della riconversione Bat e che avrebbe dovuto raggiungere quota 50mw, in realtà si è rivelato un buco nell’acqua. Il sospetto dei sindacati è che le commesse, tanto sbandierate agli inizi, siano state fantasma, esistenti solo sulla carta e non oggetto di uno stop che ha portato alle difficoltà attuali. E se Hds, ciononostante, abbia avuto vantaggi, anche in termini economici, ad assumere i 22 operai, collocati nelle liste di mobilità, è un particolare da indagare e valutare, per capire se l’intera operazione sulla riconversione della manifattura della British American Tobacco non sia stata, nella sostanza, un autentico bluff, dato che stentano a decollare anche le altre due società che si sono insediate nello stabilimento di Viale della Repubblica, Korus e Iacobucci. È per questo che le organizzazioni sindacali hanno chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico la convocazione per la verifica del piano di riconversione, come da accordi presi con la multinazionale del tabacco. Intanto, però, il 26 giugno il tavolo in Confindustria tornerà a riunirsi. Perché, paradosso nel paradosso, ai lavoratori conviene accettare il licenziamento collettivo. Non essendo passato un anno dalla loro assunzione, termine in scadenza il 30 giugno, in questo modo potrebbero tornare ad usufruire dell’iscrizione nelle liste di mobilità indennizzata, in base all’anzianità lavorativa. 9 di loro non hanno ancora raggiunto i 45 anni, ma tutti gli altri sono in età piuttosto delicata, quella tipica degli “esodati”, lontani dalla pensione e lontani anche dall’appeal sul mercato del lavoro. Altri 9, infatti, hanno fino a 55 anni, due addirittura di più. E due sono anche le donne.

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