Il Consiglio di Stato mette la parola fine sulla vicenda del Sansificio di Veglie. Dopo il primo tentativo andato a vuoto con la proprietà della fabbrica dismessa (ex pomodorificio) in Veglie, che aveva chiesto ed ottenuto l’autorizzazione per l’insediamento dell’opificio finalizzato

alla trasformazione della sansa in nocciolino, cioè un combustibile per riscaldamento: autorizzazione annullata sia dal TAR che dal Consiglio di Stato su ricorso proposto dai Comuni contermini di Porto Cesareo, Guagnano, San Donaci, Salice Salentino difesi dall’Avv. Pietro Quinto, nonché da una serie di cittadini difesi dall’Avv. Gianluigi Manelli, che contestavano una localizzazione dell’impianto industriale non compatibile con l’agricoltura e tantomeno con le caratteristiche socio-economiche dell’intero comprensorio caratterizzato da pregiati vigneti, c’era stato un secondo tentativo ad iniziativa di un Consorzio di produttori agricoli insediati sul territorio dell’intera Provincia di Lecce che aveva cercato di riprendere l’iniziativa.

Il nuovo progetto era stato immediatamente bloccato dalla nuova Amministrazione Comunale di Veglie, con il Sindaco Dott. Sandro Aprile, che, sulla scorta dell’insegnamento reso dal Consiglio di Stato nella precedente vicenda, ha sin dall’inizio negato la richiesta autorizzazione.

La motivazione del diniego faceva riferimento alla natura dell’insediamento “non strettamente connesso alla lavorazione di prodotti agricoli” ed alla circostanza che l’insediamento, avente una dimensione produttiva che lo rendeva il terzo sansificio a livello europeo, avrebbe determinato un impatto negativo sul territorio di Veglie e dintorni.

Tale diniego veniva impugnato dinanzi al TAR di Lecce e gli Avv.ti Pietro Quinto e Angelo Vantaggiato sostenevano le ragioni dell’Amministrazione.

Intervenivano nel giudizio anche i Comuni di Porto Cesaro, San Donaci e Salice Salentino, pure difesi dall’Avv. Pietro Quinto, l’Associazione Consumatori Organizzati, con l’Avv. Gianluigi Manelli, l’Associazione Italia Nostra con l’Avv. Donato Saracino oltre ad una serie di aziende agricole limitrofe all’area di intervento con l’Avv. Carlo Mignone e la Tenuta Mater Domini con l’Avv. Saverio Sticchi Damiani.

Il TAR affermava la piena legittimità del provvedimento negativo adottato dal Comune di Veglie ma il Consorzio Agrario Salento Agricolo insisteva con appello innanzi al Consiglio di Stato.

La IV Sezione del massimo Organo di Giustizia Amministrativa, con sentenza n. 3623/12 pubblicata nella giornata di oggi, ha rigettato l’appello confermando la linearità del comportamento dell’Amministrazione Comunale.

La questione di diritto che è risultata determinante nella decisione del Consiglio di Stato – ha dichiarato l’Avv. Pietro Quinto – è stata l’eccezione di giudicato “sollevata” nel corso della discussione.

“Ho rilevato che la locazione dell’azienda ad un consorzio di produttori agricoli non era circostanza utile per superare l’insegnamento dello stesso Consiglio di Stato contenuto nella precedente pronuncia emessa nei confronti della proprietà. Con quella sentenza – ha ricordato l’Avv. Pietro Quinto – i Giudici di Palazzo Spada avevano affermato che la trasformazione della sansa in nocciolino costituisce un processo di lavorazione di secondo grado di natura squisitamente industriale, come tale non assimilabile alla naturale trasformazione dei prodotti agricoli consentita dallo strumento urbanistico in zona agricola. Sotto il profilo urbanistico era particolarmente rilevante il fatto che nel territorio del Comune di Veglie, destinato all’agricoltura, ed in un comprensorio caratterizzato da valori agricoli di particolare pregio, sarebbero confluiti da ogni parte carichi di sansa esausta, fino a 13.000 quintali di sansa al giorno per essere lavorati in un ciclo industriale. Tale prospettiva era stata giustamente respinta da tutti i Comuni contermini”.

“Il principio affermato nella sentenza del Consiglio di Stato vale dal punto di vista della pianificazione urbanistica per definire nelle zone a vocazione agricole possono essere insediati impianti produttivi di trasformazione.

Tali interventi a natura derogatoria sono consentiti solo allorquando il ciclo produttivo serve a valorizzare il prodotto agricolo e sia direttamente connesso con la destinazione dell’agricoltura del luogo essendo evidente il carattere strumentale dell’attività di trasformazione rispetto all’attività produttiva dell’agricoltura.

Siffatto principio sarà tenuto presente nell’elaborazione delle norme tecniche di attuazione dei nuovi piani regolatori dei comuni salentini”.