Sono dichiarazioni che scottano quelle fatte in aula da Giuseppe Barba, 42 anni di Gallipoli, imputato, insieme a Rosario Padovano nel processo per la presunta estorsione consumata ai danni di Emanuele Piccinno.

Nel corso dell’udienza dell’8 giugno scorso, l’imputato, pentitosi ma non ancora collaboratore di giustizia e quindi senza alcun programma di protezione, davanti ai giudici della Seconda Sezione penale del Tribunale di Lecce, ha parlato di “voto di scambio a Gallipoli”, facendo nomi e cognomi.

“Nessuna estorsione a Piccinno- ha detto- i mille euro che gli ho chiesto mi spettavano. Rientravano nei 5mila pattuiti per il voto di scambio per le amministrative del 2006. 2.500 euro me li doveva consegnare a fine legislatura. Ma quando venne a trovarmi a casa, con altri uomini- ha affermato il 42enne- mi disse ‘non ho altri soldi in quanto Vincenzo Barba non mi ha dato i 30 mila euro che mi aveva promesso’”.

Ma l’on. del PDL, che all’epoca dei fatti riportati fu eletto sindaco di Gallipoli, si dice assolutamente estraneo alla vicenda, precisando che non conosce assolutamente le persone coinvolte in questo processo.

Soldi, buoni pasto, buoni benzina, non solo in occasione delle amministrative del 2006, ma anche delle provinciali del 2004. All’epoca- ha detto l’imputato, assistito dall’avvocato Paola Scialpi- “Emanuele Piccinno (che in questo processo, lo ricordiamo, è parte offesa e presunta vittima dell’estorsione) mi ha presentato anche Giovanni De Marini dell’UDC. Mi diede qualche mille euro- ha proseguito- poi io lo lasciai perché quando facevamo le riunioni, ognuno diceva quanti voti c’erano, perché dovevo dare dei soldi e io rinunciai, mi distaccai”.

Accuse pesanti che, almeno ufficialmente, al momento non avrebbero trovato alcun riscontro investigativo. Ma che, se dovessero essere confermate, aprirebbero scenari a dir poco sconcertanti.