Foto Antonio Castelluzzo“Non lascio il Lecce per le vicende legate al calcio scommesse. Mi faccio da parte perché la famiglia Semeraro non è più disposta a investire altri capitali. In questi 18 anni ho versato 100 milioni di euro nelle casse della società”. Sono queste le dichiarazioni del dott. Giovanni Semeraro rilasciate durante la conferenza stampa d’addio  tenutasi in Via Templari,luogo di mille incontri e “casolare” di progetti ambiziosi, dove l’ormai ex timoniere dell’Unione Sportiva Lecce

ha pianificato i successi di una piazza che, in meno di un ventennio, ha disputato 10 campionati di serie A e raggiunto ben 5 salvezze nella massima serie prima di passare ufficialmente la mano alla famiglia Tesoro.

Una trattativa tirata che ha tenuto sulle spine migliaia di tifosi giallorossi ma finalmente conclusasi con il lieto fine tanto atteso. Venendo al cuore della trattativa, sono state date alcune cifre dell’operazione: cinque milioni per sostituire Semeraro nelle fideiussioni bancarie, più un milione e mezzo in contanti. Tanto costa il Lecce a Savino Tesoro in caso di serie B. “Il contraente – prosegue Semeraro – ha voluto delle clausole per tutelarsi nell’eventualità di una lega pro che lo avrebbe penalizzato, ma ho comunque iscritto la squadra al prossimo campionato di serie B firmando una fideiussione di 800.000 euro. L’iter della cessione è stato accelerato in prima persona da me per favorire la progettazione del nuovo corso e dare il tempo necessario ai Tesoro per preparare la squadra che verrà alla nuova stagione. Per il bene della società ho preferito sottostare a condizioni che forse penalizzano il sottoscritto ma che permettono al Lecce di avere una continuità e soprattutto un futuro”.

Foto Antonio CastelluzzoTornando al ciclone “scommessopoli” che vede implicato il figlio PierAndrea in relazione al famigerato derby Bari-Lecce, Semeraro rinnova la sua fiducia sdrammatizzando con una battuta: “Credo in mio figlio. Se avesse comprato realmente il derby direi che ha fatto una “birbanteria”. Nella personale disamina che vede ai titoli di coda l’era Semeraro, l’imprenditore ne approfitta per riavvolgere il nastro delle emozioni: “La serie A è stato un lusso che mi è costato tanto, ma l’ho fatto col cuore. Con la passione del primo tifoso che per amore di una squadra ha speso tanto, pur consapevole che la città non fosse da serie A per via dei pochi abbonamenti, dell’esigua tifoseria e della mancanza di aziende serie che potessero sostenerci.Lascio però con orgoglio una società sana e con il bilancio in attivo.Noi come famiglia da adesso in avanti faremo gli imprenditori e non i finanzieri, ma ci tengo a ringraziare tutti, magazzinieri compresi. Sono fiero di aver avuto allenatori come Zeman, Rossi, Prandelli, Reya, De Canio e una moltitudine di giocatori che hanno dato lustro alla piazza e dalla quale hanno potuto attingere per i loro successi”.

 

 

 

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