La Cassazione riapre il processo ai due luogotenenti salentini del boss brindisino Vito Di Emidio, Tommaso Montedoro ed Augustino Potenza, 38 e 40 anni, entrambi di Casarano e a Luigi Spennato, 38 anni, anche lui casaranese.

Al termine della discussione degli avvocati che costituiscono il collegio difensivo, Luigi Covella, Francesca Conte e Angelo Pallara, gli ermellini della Prima Sezione penale della Suprema Corte hanno annullato con rinvio alla Sezione distaccata di Taranto della Corte d’Assise d’Appello di Lecce, due ergastoli e una condanna a 20 anni di carcere per una serie di omicidi e tentati omicidi.

Tra i delitti più gravi, l’assassinio di Fernando D’Aquino e Barbara Toma consumato a Casarano, il 5 marzo del 1998, e quello del macellaio Rosario De Salve compiuto a Matino, l’11 marzo dello stesso anno.

Le accuse nei loro confronti si fondano sulle dichiarazioni del boss Di Emidio, divenuto collaboratore di giustizia. Sarebbe stato proprio lui a puntare il dito contro i suoi affiliati. Gli inquirenti avrebbero poi trovato conferme nei racconti di un altro boss, intanto pentitosi, Remo Pantaleo.

Secondo i legali però, i due collaboratori sarebbero inattendibili.

Le motivazioni della sentenza che ha riaperto il processo, saranno depositate a breve.