Non è mattino senza caffè!
È vero per tutti e vale soprattutto per gli uffici, ma non sempre è possibile sorbirselo in pace.

Inizialmente, Salvatore, un impiegato presso un’azienda di produzione di nuove fonti di energia, lo ordinava regolarmente al bar. Puntualissimo! Alle nove del mattino. Peccato per un particolare: alle nove doveva essere operativo, non arrivare, accendere il pc e sorseggiare il caffè per poi lavorare. È quello che fanno tanti di noi, e intanto si formano code su code di attesa e si comunica all’utenza di tornare dopo, o di telefonare più tardi.
L’idea di Salvatore, comunque, non ebbe vita lunga: il suo principale, un tipo molto preciso, che aveva l’aria, ma solo l’aria, di non saper nulla e, invece, conosceva tutto, di tutto e di tutti, si accorse ben presto della situazione e gli diminuì la pausa di dieci minuti, esattamente il tempo perso al mattino, visto che aveva anticipato quel momento e senza alcuna autorizzazione. E non solo a lui.
L’impiegato comprese benissimo che quello sarebbe stato solo il preludio di ben altri provvedimenti, se non fosse rientrato nei ranghi. Così, di buona lena, cominciò ad arrivare alle otto e quarantacinque, per essere operativo alle nove. Tanto più che, ogni volta che ordinava il caffè, chiedeva ai colleghi se ne gradissero, ma, al momento del conto, chissà perché, chissà come, tutti avevano da fare e offriva sempre lui. Non era più conveniente!
Bisognava trovare una soluzione alternativa.
Salvatore optò per un termos, con tanto di bicchieri, che non bastavano mai, esattamente come il caffè. Tutti lo volevano, tutti sentivano l’aroma e accorrevano, ma, al momento di ricambiare o di contribuire, portandolo a turno, eccellevano in fantasia e dedizione al lavoro.
Bisognoso del caffè, ma di non andare in rovina per eccessiva generosità, propose ai colleghi di acquistare una caffettiera e prepararlo in loco.
Non è che l’azienda facesse mancare questa miscela ai dipendenti, solo che ci si doveva recare al bar interno per prenderlo, negli orari opportuni, esibendo i ticket di cui, mensilmente, gli impiegati usufruivano, così come per la mensa.
Il problema è che le forze in attivo non ce la facevano proprio a resistere. Un caffettino a metà mattina ci stava così bene, per cui concordarono tutti per la caffettiera. Solo per quella, appunto.
E il caffè?
Salvatore, sempre lui, propose di organizzare una colletta e acquistare tutto il necessario.
Qui si pose, però, un altro problema: quella bevanda, appena uscita dalla caffettiera, attirava ancora di più l’attenzione, così che, anche coloro che non avevano voluto partecipare alla colletta, chiedevano una tazza di caffè, “Anche solo un assaggino”.
Assaggia oggi, assaggia domani, la materia prima finiva velocemente e gli approvvigionamenti cominciavano a costare.
“E va bene” – asserì Salvatore un giorno, stanco della situazione – “Vorrà dire che, d’ora in poi, chi non contribuirà non avrà nulla, nemmeno un cucchiaino”.
Non l’avesse mai detto.
Gli si scagliarono contro tutti gli approfittatori, tanto che, per fargli dispetto, gli scassinarono il mobiletto dove conservava il caffè.
“Ma tu guarda questi! Ok, cambierò sistema”.
Intanto, il presidente osservava e pensava: “Però! Questo Salvatore è un tipo pieno di iniziativa. Voglio proprio vedere che cosa farà adesso”.
È presto detto. Raccolse nuovamente i soldi con i colleghi e, insieme, acquistarono una macchinetta con le cialde, il che permetteva loro anche di risparmiare qualcosina.
Solo in apparenza, eh? Il problema, a questo punto, non furono più i colleghi, ma gli “ospiti”, gli “appuntamenti” dell’azienda.
“Salvatore, permetti? Sai, il bar è lontano!”; oppure: “Ma è un ospite di riguardo, è il direttore Taldei Tali” e così di seguito. A questo, si aggiunse anche il fatto che non aveva più pace nel suo ufficio, perché migravano tutti lì e con la scusa di non saper utilizzare il macchinario, di non sapere dove fossero conservate le cialde, Salvatore, adesso, fungeva anche da “ragazzo del bar”, a discapito del suo lavoro.
Non potendone proprio più, si rivolse al presidente della compagnia, chiedendo di prendere in leasing un distributore automatico, magari anche di snack, oltre che di bevande.
“Perché dovrei? Avete già il bar e la mensa, abbondanti turni di pausa, navette, ticket … Non mi pare di negarvi qualcosa. Tantomeno lo fa il dirigente”.
“Certo, non lo nego, ma lasci che le spieghi quali sono le nostre esigenze e le soluzioni che abbiamo cercato di trovare”.
Gli fece, perciò, un resoconto dettagliato di quanto accaduto finora, motivando la necessità dell’acquisto proposto.
Il presidente che, in realtà, era già a conoscenza dei fatti, ascoltò attentamente, fingendo di non saper nulla e, tra sé, pensava: “Mmmh! Ottime doti commerciali, capacità di cogliere le esigenze …”.
“Allora, che ne dice?” – concluse Salvatore.
“Va bene, voglio accontentarla. Tuttavia, faremo prima un piccolo esperimento per un breve periodo. Se la cosa non dovesse funzionare, restituiremo il distributore, che collocherò vicino al suo ufficio”.
“Davvero?”.
“Certo, così lo avrà vicino, contatterà il fornitore ogni volta che sarà necessario e organizzerà i turni di pausa, avendo cura di farli rispettare ovviamente. Ah! Senza trascurare le sue quotidiane mansioni naturalmente”.
“Naturalmente! Grazie! Grazie!”.
Il presidente sorrideva sornione vedendolo andar via così contento. Salvatore, invece, gongolava per la vittoria acquistata: “Così vedremo se adesso non pagheranno il caffè”.
E non lo pagarono infatti! Non avevano spiccioli, lui non poteva sempre cambiare, così finiva sempre che avanzava denaro dagli altri. In più, i turni non li rispettavano per niente e, dinanzi alla promessa di fare ammenda al dirigente, questi risposero: “Se fai l’infamone ti facciamo vedere dopo”.
Non se ne poteva più. Anche quando ero il turno giusto, il cicalio che si sentiva era continuo, non era davvero più sostenibile la situazione e, a questo punto, Salvatore dovette arrendersi e riconoscere dinanzi al presidente che l’esperimento era fallito, ma era disponibile a trovare con lui e gli altri nuove soluzioni.
“Sa riconoscere i propri fallimenti e ripartire da zero, impegnandosi a ricostruire e ad innovare con spirito di squadra” – rimuginava il presidente.
“Sa che le dico? La promuovo!”.
“Eh? Ho capito bene? Io le parlavo del caffè …”.
“Cosa vuole che mi importi del caffè? Secondo lei, per quale motivo abbiamo organizzato le cose nel modo in cui ve le abbiamo proposte fin dal principio, al momento dell’assunzione? Forse, proprio perché avevamo previsto le conseguenze derivanti da altre opzioni. A me interessa lei”.
“Si spieghi meglio”.
“Come dire? Per tutti si prevede un piano di crescita qui, a fronte di nuove persone che entrano. Lei è in azienda da un po’ e, da tutto questo ambaradan, l’ho osservata un tantino meglio. Le mancano le capacità previsionali, ma ha altre ottime qualità, che potrebbero far di lei un marketing developer e, nel tempo, director. Che ne pensa?”.
“Tutto il bene possibile, ma funzionerà? Insomma, guardi cosa è successo col caffè. Chi mi ha ascoltato? Nessuno!”.
“È vero, ma non ha ceduto ai ricatti e alle minacce e, questo, mi piace! Ovviamente, sarà affiancato da una persona più esperta e il percorso di crescita sarà graduale, così come l’innalzamento dello stipendio. Bene! Credo non ci sia altro da aggiungere, il suo è un si a quanto pare. Ora, mi dica: le va un caffè?”.
“Ma molto volentieri!”.
“Offre lei?”.
“ – – -” – Salvatore non sapeva cosa rispondere.
“Suvvia, scherzavo! Gianni” – vedendo il dirigente – “Vieni con noi a festeggiare la nuova promozione?”.
“Ah!” – rivolgendosi a Salvatore – “Allora sarai tu il nuovo marketing developer. Complimenti! E dimmi, come ce l’hai fatta?”.
“Per un … caffè?!”.
“Addirittura!” – ridendo tutti insieme, alzando le tazzine in segno di brindisi.
Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni, è puramente casuale

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