Foto Antonio CastelluzzoLa decisione di ristrutturare Masseria Boncuri è tardiva – afferma la Cgil di Lecce – oltre che ininfluente sulla condizione dei lavoratori che resteranno, purtroppo, come stanno: dispersi nelle campagne, invisibili e irrintracciabili, nell’abbandono e nel degrado, a dormire sotto gli alberi o nascosti in pericolanti casolari.

Oppure “alloggiati”, non si sa dove, dai datori di lavoro. Ma sempre invisibili!
Durante la nostra attività sindacale che continua a essere costante, anche dopo la conclusione del progetto nazionale Flai (“Gli invisibili nelle campagne di raccolta”), abbiamo oggi modo di appurare che, nella zona di Nardò, ci sono ancora decine e decine di lavoratori lasciati in condizioni disumane, affamati, abbandonati a se stessi. In tutti questi mesi, avremmo avuto la possibilità di programmare un’adeguata accoglienza, di rimettere in piedi il luogo in cui lo scorso anno i lavoratori hanno preso coscienza della loro condizione e dei loro diritti, Masseria Boncuri per l’appunto. Avremmo avuto la possibilità di dare gambe all’idea che i diritti sul lavoro vanno garantiti a tutti i lavoratori. Oggi ci vediamo invece davanti a un’emergenza umanitaria, a gente che chiede acqua e cibo per sopravvivere, di cui nulla sappiamo. Lo scorso anno morì d’infarto un giovane lavoratore a Boncuri, al ritorno da una giornata di lavoro: oggi se qualcuno di loro si è sentito male o è deceduto, abbiamo l’orribile sensazione che non si verrà mai a sapere.
A fare da sfondo a questo quadro vergognoso, un teatrino dell’assurdo, un tira e molla di rappresentanti istituzionali e politici e, quel che è peggio, il silenzio gravissimo della Provincia di Lecce e della Prefettura. Il tutto per ottenere l’unico risultato a cui puntava: perdere tempo prezioso, quando si aveva invece tutto il tempo necessario a disposizione per fare le cose per bene.
Per questo crediamo che sia davvero tardiva e inefficace la deliberazione adottata dalla Giunta Comunale di Nardò ieri sera, lunedì 30 luglio. Una delibera con cui si dispone una iniziale ristrutturazione dell’ “immobile comunale masseria Boncuri”.
Chiaramente dall’atto non traspaiono le motivazioni di quanti, pur rappresentando le istituzioni, hanno cercato di far emergere nella comunità salentina pulsioni xenofobe, fortunatamente senza risultati eccessivi se non quello dell’aggravarsi dell’indifferenza. Quasi un nemico simbolico quello dei lavoratori migranti, un’umanità in eccesso, un capro espiatorio per provocare lo scontro tra persone che versano in analogo stato di bisogno.
Ma la speranza di un futuro migliore è in ogni caso più forte della paura. La Cgil ha un obiettivo ambizioso che non abbandona, nonostante le difficoltà e le intimidazioni: anche dal Salento daremo un contributo nella lotta di contrasto all’illegalità economica, al sistema criminoso che sottrae risorse allo sviluppo nel nostro Paese. Un primo risultato lo abbiamo ottenuto, anche se ancora molto piccolo: in seguito alla nostra attività nelle campagne, i dati sulle iscrizioni nelle liste di prenotazione al Centro per l’impiego di Nardò sono aumentati: 233 lavoratori stranieri e un solo italiano (due settimane fa erano 190) si sono iscritti, anche se appena il 77 (il 33%) risultano ufficialmente impiegati nelle aziende e di questi ben 59 sono tunisini (la stessa etnia dei caporali più potenti). Nel 2011, dai migranti di Masseria Boncuri è partita una forte rivendicazione per i diritti che ha contributo all’introduzione del reato penale di caporalato, che ha rafforzato la denuncia del sistema di sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura. Noi speriamo che questo accada di nuovo: per dare la speranza di un futuro migliore, di legalità e diritti, a tutti i lavoratori.

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