Foto Jessica NiglioLa crisi si riflette sulle aperture di partite iva nel Salento. A rilevarlo è l’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese Lecce, che ha elaborato i dati del Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia.

A maggio scorso, in provincia di Lecce, sono state aperte 826 nuove posizioni, il numero più basso dell’anno. La recessione sta frenando, così, l’avvio di nuove attività imprenditoriali o professionali.
«La congiuntura sfavorevole – spiega Amedeo Giuri, direttore di Confartigianato Imprese Lecce – fa rinviare, a tempi migliori, l’avvio di una nuova attività. Tuttavia, se mettiamo a raffronto maggio 2011 con maggio scorso, registriamo un incremento di oltre il 10 per cento. Ciò – precisa il direttore – è dovuto soprattutto al  nuovo regime fiscale», denominato “Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità” (decreto legislativo 98/2011, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 6 luglio 2011) che riduce l’imposta sostitutiva (dal 20 al 5 per cento) e può essere applicato per cinque anni dalle persone fisiche che intraprendono un’attività d’impresa, arte e professione o che l’hanno intrapresa dopo il 31 dicembre 2007.
Il mondo del precariato vede sempre più giovani lavorare come possono o meglio arrangiarsi come possono. Dall’inizio dell’anno, nel Salento, sono state aperte 4.721 partite iva.
Ad ogni buon conto, nel 2011, tra liberi professionisti (come avvocati, medici, architetti), ditte individuali, società di persone, società di capitali ed altre forme giuridiche, sono state aperte ben 8.214 partite iva solo in provincia di Lecce. Si è registrato un calo fisiologico solo negli tre ultimi mesi. Poi la ripresa di inizio anno: a gennaio ne sono state aperte 1.163, a febbraio 860, a marzo 1.045. Adesso di nuovo la frenata.
Sempre a maggio, in Italia, sono state «accese» 47.778 nuove posizioni, di cui la maggior parte al Nord (il 41,3 per cento). Segue il Sud e le Isole (36 per cento). In coda, il Centro (22,7 per cento). Per quanto riguarda la suddivisione per attività produttive, il commercio continua a registrare un costante dominio, anche se in leggera flessione, con il 23,2 per cento del totale, seguito dalle attività professionali, che registrano il 14 per cento. Se per il settore agricolo si registra un contenuto aumento (del 3,8 per cento), è da segnalare che il momento di importante crisi economica si riflette soprattutto sul comparto industriale (meno 10,7 per cento).
Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso vede prevalere i maschi (64,6 per cento). La metà delle aperture è fatta da giovani sino a 35 anni ed un terzo dalla fascia d’età 36-50 anni.

 

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