La speranza, l’idea ottimista della storia, inseguire un progetto che possa far bene a tutti: questo significa essere di sinistra, secondo Federico Rampini, che in serata ha presentato, alle Officine Cantelmo di Lecce, «Lettera aperta alla sinistra».

L’incontro, organizzato dall’associazione Leccelegge con la libreria Liberrima e moderato dall’avvocato Gianluigi Pellegrino, è un’occasione per cercare di rispondere alle domande sul futuro della sinistra in Italia: qual è il ruolo? Quali le ricette e quali le alleanze?
«È un libro sul mondo che cambia e sul ruolo che la sinistra ha in questo contesto», ha commentato Massimo D’Alema. «Si parla dei nostri errori: è un po’ ingeneroso. Ora veniamo rimproverati per aver accettato la globalizzazione in maniera subalterna, ma sono le destre che hanno portato l’Europa a questo disastro. Noi dobbiamo parlare della crisi della sinistra europea. Le pagine più belle di questo libro sono dedicate alla sinistra di Lula, alla sua lotta alle diseguaglianze, ma in Europa le cose vanno male. Ora, però, può aprirsi un nuovo ciclo: in Francia ci siamo, ma anche in Germania la sinistra sta crescendo. Noi stiamo lavorando a una nuova stagione della sinistra europea: ecco perché è necessario che il Pd si candidi a governare l’Italia. La terza via, la sfida della globalizzazione ha fatto sì che la sinistra mancasse al vero appuntamento: la costruzione dell’Europa.Nel resto del mondo la sinistra è in salute, ma è in Europa che non c’è e stiamo rischiando di far perdere le elezioni a Obama per questo».
Federico Rampini ha spiegato che l’errore più grande della sinistra è stato quello di seguire il neoliberismo americano, quello “reaganiano”. Per il giornalista di Repubblica Obama rappresenta ancora una promessa della sinistra mondiale, ma la crisi europea lo sta mettendo in difficoltà: «La destra americana lo attacca, dicono che vuol fare finire gli Usa come la Grecia». Il libro scritto dal giornalista di Repubblica offre degli spunti interessanti: come rimarcare i valori della sinistra, su cosa puntare?
«C’è un fortissimo ritorno della lotta alle diseguaglianze sociali, ha chiosato D’Alema. Possiamo immaginare una sinistra con una sua idea dell’Europa, in grado di intervenire sulle scelte internazionali, capace di investire sull’innovazione, di regolare la finanza restituendo il primato alla politica, in grado di puntare su uno sviluppo sostenibile e meno sfarzoso».
Quello che fa Monti è compatibile con l’orizzonte del centrosinistra, secondo il presidente Copasir, che tesse le lodi del nuovo professore su cui la sinistra italiana potrebbe puntare. Anche se poi alla domanda su una possibile candidatura dell’attuale premier puntualizza: «Noi abbiamo già candidato Bersani».
Parole dure per chi vuole cancellare i partiti tradizionali, “grillini” compresi: «L’antipolitica è un male per la democrazia: i partiti popolari sono fondamentali per la democrazia, ha spiegato D’ Alema, basta dare un’occhiata in Germania. La crisi della democrazia è il personalismo, cercare una personalità che faccia sognare gli italiani mi terrorizza: abbiamo visto cosa è successo con Berlusconi». La ricetta di D’Alema, insomma, è tradizionalista: la politica si cambia formando le nuove leve nei partiti, restituendo credibilità alle istituzioni e «selezionando i migliori, senza ricercare le suggestioni».
Sulle alleanze, invece, un generale del Pd come D’Alema manda un messaggio chiaro al leader di Sel: «Vendola deve accettare l’alleanza con l’Udc, anche perché in Puglia governiamo con i centristi in tante importanti città». Il presidente del Copasir, però, non spiega come si fa a mettere dentro Vendola, Di Pietro e Casini insieme, senza saltare in aria il giorno dopo.
«Nessuno vuole mettere fuori Di Pietro – spiega D’Alema ai nostri microfoni – perché noi non abbiamo il potere di mettere fuori nessuno, ma il problema di Di Pietro è Di Pietro: se insulta il Pd tutti i giorni, sarà difficile che ci facciamo un governo insieme»
Poi ci sono i temi del rinnovamento: i generali continueranno a candidarsi facendo fuori solo i colonnelli? Ritroveremo in Parlamento, anche nel 2013, i vecchi nomi che governavano il Pd già negli anni novanta? Per ora i generali si stanno garantendo una deroga, ma faranno fuori i colonnelli.

Alberto Capraro

 

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