Gallipoli e Otranto puntano sulla portualità turistica per far crescere la loro economia. I progetti sono già in campo e le amministrazioni delle due città vogliono fare in fretta, «perché puntare su queste opere significa creare occupazione e attirare un turismo di fascia alta».

Mentre continua la lotta contro la chiusura del Tribunale e del punto nascita di Gallipoli, il sindaco Errico annuncia il suo prossimo grande obiettivo: «Il giorno dopo la fine dell’estate comincerà una grande sfida: quella dell’edificazione del porto turistico. Sarà un volano per l’economia e il turismo di Gallipoli. Un anno fa abbiamo perso una grande opportunità, perché c’era un finanziamento statale di 12 milioni di euro: ora ‘Italia Navigando’ sta facendo il porto a San Foca».
Il primo cittadino della città jonica ha vissuto in prima persona la sconfitta, perché faceva parte della giunta Venneri: «Quel finanziamento avrebbe trasformato il porto commerciale in porto turistico, con soldi statali. Il porto commerciale non funziona più come i vecchi tempi: prima faceva 3-4 navi al giorno, ora ne fa solo 18 all’anno. Quando la Colacem si trasferirà,  saranno anche di meno. Per poche navi ci siamo giocati i soldi e la possibilità di portare lavoro. Oggi abbiamo perso i soldi pubblici, siamo in mano ai privati. Il Tribunale ha bocciato la localizzazione in zona Giudecca per preservare il “gabbiano corso”, anche se l’azienda promotrice sicuramente non si darà per vinta e si rivolgerà ai giudici di grado superiore».
Oggi al sindaco Errico non importa più dove sorgerà il nuovo progetto, ma ha solo voglia di accelerare: «Io voglio il porto turistico, sulla localizzazione decida la Regione, ma è chiaro che non averlo fatto allora significa aver perso una grande opportunità. In due anni potremo realizzare un porto turistico, ma questa volta, non essendoci il finanziamento pubblico, il Comune avrà meno poteri e meno capacità di far assumere cittadini di Gallipoli: sarà tutto in mano ai privati. Comunque, si tratta di un’opera che creerà sviluppo e farà girare l’economia».
A Otranto, invece, all’ombra del Cariddi bis potrebbero sorgere addirittura due porti turistici: uno interno, più piccolo, tra i 160 e 170 posti barca all’interno della baia, con i fondi pubblici e un secondo, all’esterno della Baia, di dimensioni molto superiori per un investimento privato che si aggira intorno ai 50 milioni di euro.
Entro il 31 luglio il Consiglio di Stato dovrebbe decidere quale sarà, tra le due società in conflitto, quella che potrà aggiudicarsi l’appalto per il porto turistico comunale(l’opera più piccola).  Il sindaco rassicura tutti sui tempi: «Se il 31 luglio ci sarà una sentenza che ci indirizza, faremo cominciare subito i lavori. Ci sono stati molti ostacoli, compreso questo ricorso, ma abbiamo voglia di costruire subito l’opera».
I fondi dell’Area vasta destinati al porto interno alla baia ammontano a 3,780 milioni: non saranno necessarie grandi opere, ma semplici panchinamenti e pontili.
«Nella baia portuale lo specchio libero sarà trasformato in porto turistico comunale, per 160-170 nuovi posti barca di dimensione medio/piccola – spiega Cariddi – ma la vera e propria opera marittima sarà quella che i privati intendono realizzare all’esterno: una società romana, una spa, ha già il suo progetto in campo e in Regione si sta già discutendo. Si sta studiando l’impatto ambientale».
È già indetta la Conferenza di servizi per questa nuova grande opera: il sindaco è convinto che se non ci saranno intralci, anche in questo caso, tutto si potrebbe risolvere nell’arco di due anni. Sarà, invece, molto più veloce la realizzazione del porto comunale: il sindaco di Otranto è sicuro di poter realizzare tutto entro un anno.

Alberto Capraro