Sbarca nelle aule di tribunale il braccio di ferro, finora tutto politico, relativo al mega gasdotto Tap. La querela è stata depositata in Procura da Alfredo Fasiello, responsabile del comitato No Tap, ed è diretta ai vertici della multinazionale.

Ciò su cui si chiede di indagare è la “non opportuna e trasparente campagna di informazione che presenta notevoli punti oscuri non adeguatamente chiariti dalla multinazionale, la quale sta di fatto creando attraverso i media una campagna sistematica di false informazioni con l’obiettivo di ottenere dalla gente dei luoghi acquiescenza o quanto meno non manifesta ostilità allo sciagurato progetto. Tale campagna sistematica- si legge ancora nell’esposto- realizzata di fatto fornendo notizie rassicuranti ma sostanzialmente false in merito alla erigenda centrale e ai pericoli per la comunità locale e per generazioni future, sta sostanzialmente ottenendo lo scopo prefissato: quello di tranquillizzare la pubblica opinione nella quale è invalsa da ultimo una forma tutta meridionale di rassegnazione di fronte ad uno sciagurato progetto imposto per esclusive finalità di lucro”. Insomma, i No Tap vanno dritti al dunque e parlano di una “campagna di informazione deviata e/o di vera e propria disinformazione al fine di conseguire i propri fini”, attraverso presunte informazioni mendaci relative alle emissioni sonore, alla compatibilità con il Piano di Bacino, alla localizzazione della centrale di depressurizzazione in agro di Acquarica di Lecce, “in zona di alto valore paesaggistico e anche archeologico”, per cui i saggi di verifica da parte della Soprintendenza “non sono mai stati realizzati”. Non solo. A finire nel mirino sono anche le emissioni della centrale di depressurizzazione e i possibili rischi di crollo, a seguito della trivellazione, delle falesie carsiche. La battaglia legale è solo ai suoi inizi.

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