Foto Antonio CastelluzzoÈ ”spaventoso” il degrado in cui vivono gli immigrati che lavorano nei campi nella zona di Nardò: la denuncia e’ stata fatta nel corso di un incontro con i giornalisti tenuto nella sede della Cgil di Lecce dai sindacalisti di Cgil, Flai e Inca nella giornata conclusiva del pezzo salentino del progetto nazionale Flai Cgil ‘Gli invisibili delle campagne di raccolta’.

Il camper dei diritti seguirà la rotta dei lavoratori stagionali migranti in direzione Foggia, per poi spostarsi, a ottobre, a Rosarno e, a novembre, a Bolzano. Il viaggio tra gli ‘invisibili’ durerà due anni e toccherà anche le terre di Siracusa, Ragusa, Salerno e Padova. Alla conferenza stampa hanno partecipato il segretario nazionale Flai Cgil, Gino Rotella, il segretario generale Flai Puglia, Giuseppe De Leonardis, il segretario generale Flai Lecce, Antonio Gagliardi, il segretario generale Cgil Lecce, Salvatore Arnesano, e il coordinatore Inca Cgil Lecce, Gioacchino Marsano. ”Non si arresta – e’ stato detto – il lavoro che Cgil, Flai e Inca hanno intrapreso nella zona di Nardo’. Un lavoro che ha fatto emergere quello che qualcuno cercava di nascondere: accampamenti improvvisati in ruderi sperduti, o sulla nuda terra all’ombra degli ulivi, centinaia di uomini, e alcune decine di donne, privi dei servizi essenziali per la sopravvivenza: acqua, cibo, medicine, riparo”. Il sistema dei servizi della Cgil ha messo a disposizione anche un medico che ha girato tra gli accampamenti per prestare visite mediche e prescrivere, dove possibile, dei medicinali. Sono stati riscontrati molti casi di eritema solare e di dissenteria, occhi irritati per la prolungata esposizione al sole, allergie della pelle, crisi ipotensive, lombalgie da sovraccarico, gonalgie bilaterali da stress lavorativo, richieste di cure odontoiatriche, casi di malnutrizione. Rifiutando la riapertura della Masseria Boncuri, la struttura di accoglienza per i lavoratori migranti, il Comune di Nardò – e’ stato anche evidenziato dai sindacalisti – ”ha prodotto un gravissimo arretramento delle condizioni di vita e di lavoro per queste persone”. Nell’estate del 2011 circa 400 braccianti agricoli di origine africana, ospitati nella Masseria Boncuri scioperarono per quasi due settimane, dando vita in Italia al primo sciopero auto-organizzato di lavoratori stranieri contro un sistema di sfruttamento basato sul caporalato, per il rispetto del contratto provinciale (previsto per legge) e per essere assunti direttamente dalle aziende.

 

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