La splendida cornice di Porto Miggiano, nel comune di Santa Cesarea Terme, in provincia di Lecce da diversi mesi è teatro di  proteste da parte di cittadini, comitati ed associazioni ambientaliste a causa di un mix di interventi pubblici e privati che stanno distruggendo un tratto di costa tra i più belli di tutto il Salento.

Sotto accusa i massivi lavori pubblici di consolidamento della falesia per la messa in sicurezza del costone che stanno trasformando il paesaggio in modo irreversibile. Un intervento dannoso che si aggiunge ai vari progetti di cementificazione, primo fra tutti un progetto immobiliare di dimensioni faraoniche, tipico esempio di mattone selvaggio tirato su “con le carte a posto”, in parte  già realizzato, che una volta concluso sarà costituito da 536 appartamenti, correlati da attrezzature balneari e nautiche, parcheggi ed un ristorante, per una superficie totale di 60.197 metri quadrati in una zona classificata di notevole interesse pubblico che dovrebbe essere sottoposta a tutela. Innumerevoli le polemiche e le incongruenze legate a questa vicenda, nella quale sono intervenute anche le istituzioni regionali ed il nucleo NOE dei carabinieri, quello che sembra certo però è che  a Porto Miggiano stia venendo meno qualunque principio di tutela paesaggistico- ambientale. 
Questo il monito lanciato da Goletta Verde, la celebre campagna di Legambiente che da ventisette anni è in prima linea in difesa del mare e delle coste nostrane. L’imbarcazione ambientalista lasciando il Mar Ionio afferma la sua netta disapprovazione per il progetto che andrà a stravolgere il paesaggio di Porto Miggiano. Per tenere alta l’attenzione su questa vertenza, la Goletta Verde assegna la Bandiera Nera al Sindaco Daniele Cretì, che nulla ha fatto per impedire la svendita e la trasformazione di questa zona di incredibile valore ambientale da lui amministrata. 
“Siamo molto preoccupati per quello che sta avvenendo a Porto Miggiano – afferma Sebastiano Venneri, Responsabile Mare di Legambiente – . L’avanzare del cemento ed  il continuo ed invasivo lavoro delle ruspe sulla falesia, ci fanno intravedere le conseguenze di quello che potrebbe diventare un vero e proprio scempio ambientale. Strutture di ingegneria geologica così imponenti, a nostro avviso, sono il preludio a ben altro – sottolinea Venneri –. Per questo, assegniamo al sindaco di Santa Cesarea Terme, Daniele Cretì, la bandiera nera, il vessillo della vergogna per chi si macchia di soprusi ai danni del mare e delle coste. Non rimarremo a guardare. A Santa Cesarea ci sono interessi imprenditoriali di primo livello, che continuano su un disegno preordinato da decenni, ma che pensiamo non sia più attuale né attuabile con i piani urbanistici di questa regione. Con questa bandiera nera – conclude Venneri – chiamiamo in causa le istituzioni sulla questione affinché riprendano in considerazione la valutazione dell’impatto ambientale di tale progetto al fine di salvaguardare il grande valore estetico e storico di Porto Miggiano”.

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